Qui sotto una raccolta di notizie che hanno la particolarità di avere in comune una cosa: i loro protagonisti sono microrganismi. Questi esseri viventi che noi ricordiamo solitamente solo quando ci viene il raffreddore, quando ci dobbiamo lavare le mani e per altre scocciature (a parte il botulino!) hanno invece usi che potrebbero risultare fondamentale per migliorare la qualità della nostra vita e dell’ambiente in cui viviamo.
Viene dall’Università di Newcastle la novità che potrebbe cambiare la sorte delle nostre strade (ed anche delle casse di tante amministrazioni comunali!). Gli studenti della Professoressa Jennifer Hallinan hanno manipolato i geni del Bacillus Subtilis, che in natura vive nei terreni, per fargli riparare le crepe del manto stradale o degli edifici prima che diventino voragini. Appena il bacillo trova del cemento - lo riconosce dall'acidità - s'infila in fondo alle crepe dove si moltiplica in tre tipi di cellule diverse. Alcune producono il carbonato di calcio, altre la colla e altre ancora filamenti fibrosi, finché l'impasto riempie tutto lo spazio libero. La miscela, una volta asciutta, è solida come il cemento e imprigiona per sempre il bacillo. Da vivo e sospeso nell'acqua, si potrà spruzzare nei viali o sulle pareti degli edifici. Oltretutto, se non incontra il pH per il quale è progettato, attiva il gene del suicidio con un altruismo che gli ha fatto vincere nel 2010 il concorso internazionale delle "Macchine geneticamente modificate".Con il caldo, l'asfalto rilascia gas tossici. Per di più deriva dal petrolio e per rivestire un chilometro di strada ne servono 320 barili: una bella spesa. Si capisce che i sindaci la rimandino, adesso però Thomas Kosbau e Andrew Wetzler hanno inventato una soluzione a base di sabbia e acqua addizionata con il Bacillus Pasteurii che dal camion miscelatore scende direttamente sulla strada e indurisce. Sana ed economica, ha appena ricevuto il premio Iida dato dalla Corea ai "progetti verdi". Il manto stradale chiaro è più luminoso e d'inverno servono lampioni meno potenti, d'estate riflette il calore invece di assorbirlo e fa calare la temperatura al suolo di 2-3 gradi.
In media l'1,5% di tutta l’elettricità consumata in un paese occidentale viene usata nei depuratori urbani di acque reflue. All'Università della Pennsylvania, Bruce Logan aggiungeva ai filtri colonie di Shewanella Putrefaciens, un geobatterio che usa le sostanze organiche per produrre idrogeno, una fonte di energia. Siccome tarda a materializzarsi l'economia all'idrogeno, adesso il laboratorio di Logan usa la Shewanella Oneidensis. Si nutre delle stesse sostanze e in cambio rilascia una grande quantità di elettroni, circa otto volte quelli della scossa elettrica necessaria a stimolarla. Messa al lavoro negli scarichi del campus, ha calcolato Logan, farebbe risparmiare sulla bolletta quanto basta a pagare una decina di dottorandi. Derek Lovley, dell'Università del Massachusetts, ha scoperto i primi geobatteri lungo il fiume Potomac a Washington: sarebbero secondo lui in grado di illuminare gratis ogni notte la Casa Bianca semplicemente "trattandone" i reflui!
Le amebe sono note per la capacità di trovare l'uscita più rapida da un labirinto, un talento dimostrato da Toshiyuki Nakagaki e altri microbiologi giapponesi con una pubblicazione uscita sulla rivista Nature, motivo per cui nel 2008 hanno ricevuto il premio IgNobel per la ricerca che "prima fa ridere, poi fa pensare". L'anno scorso sulla rivista Science hanno pubblicato un piano di ampliamento dei trasporti pubblici di Tokyo, escogitato dalla muffa Physarum Polycephalum. Su una mappa della rete stradale, ferroviaria e metropolitana, spalmata con l'agar (un gelificante ricavato da alghe rosse), i ricercatori avevano disposto fiocchi d'avena in corrispondenza dei luoghi più frequentati. Lasciata libera di puntare sulla leccornia, la muffa ha tracciato percorsi simili a quelli progettati dagli esperti, a un costo milioni di volte inferiore.
Dopo che Giancarlo Ranalli dell'università del Molise ha liberato una parete della cattedrale di Matera dalle incrostazioni di nitrati, solfati, fuliggine e altre polveri inquinanti, si diffonde l'uso di microbi per pulire edifici storici e sculture troppo delicate per una sabbiatura con getti d'acqua, o troppo estese per una pulizia con lo spazzolino. Sulla superficie si applica per poche ore una pellicola facile da rimuovere, con batteri che ingeriscono lo sporco senza intaccare la "patina nobile" acquisita dalla pietra nel tempo. Insieme a Francesca Cappitelli dell'università di Milano, Giancarlo Ranalli ha sperimentato il procedimento a base di Pseudomonas Stutzeri e di Desulfovibrio Desulfuricans sulle lunette del Duomo di Milano, sul basamento della Pietà Rondanini, sugli affreschi del Camposanto di Pisa e sulle statue nel giardino del Castello del Buon Consiglio a Trento, con soddisfazione di tutti. Le università hanno ceduto il brevetto alla Micro4U, spin-off in cerca di partner commerciali e finanziari per una produzione di massa.

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