Gli stranieri non investono in Italia: che cattivoni! Investono ovunque, in Asia, nell’Est Europa, ma non in Italia… Quante vole ho sentito ripetere questa frase!Beh, innanzitutto non è vero, nel senso che di imprenditori stranieri che investono in Italia ce ne sono anche se potrebbero essere molti di più. Se questo non avviene è sicuramente anche per colpa nostra, nostra come paese, come sistema, come mentalità.
C’è una lezione da tenere a mente quando si parla di scarsi investimenti stranieri in Italia: quella di Ikea, che ha cancellato da un giorno all’altro, senza preavviso, il progetto di un punto vendita a Vecchiano, località Migliarino, in provincia di Pisa.
Il motivo? A spiegare la decisione la stessa Ikea, attraverso il suo ufficio relazioni esterne: «Questa risoluzione è stata presa in seguito all’eccessiva dilazione dei tempi di decisione da parte delle autorità locali alle quali il primo progetto è stato presentato 6 anni fa, tempi che hanno reso l’investimento su Vecchiano non più competitivo in relazione ad altre potenziali localizzazioni». Insomma i tempi, eccessivamente lunghi, e la burocrazia, troppo invadente, hanno scoraggiato Ikea ad aprire quello che doveva essere il suo primo punto vendita nella provincia pisana, un mega store da 20 mila metri quadrati, che avrebbero richiesto un investimento complessivo di oltre 700 milioni di euro, comprese le opere di viabilità. Un mancato investimento questo con il quale sfumano anche i 350 posti di lavoro, più l’indotto, che l’apertura del negozio avrebbe comportato. Una vicenda questa che il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi non manca di definire «preoccupante» e che secondo Rossi «ci costringe a una seria riflessione sulla nostra capacità di attrarre investimenti da parte di multinazionali anche quando, come in questo caso, sono note per la sensibilità sociale e ambientale». Non sono servite a niente le 2.300 firme raccolte dal comitato “Sviluppo e Futuro” per dire «sì» all’insediamento del colosso svedese a Migliarino, sul quale l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Rodolfo Pardini ha continuato a temporeggiare.
Gli svedesi dopo 6 anni di tira e molla hanno perso una pazienza, c’è da capirli se hanno perso la pazienza! E non solo a causa della nostra burocrazia, deleteria, probabilmente anche anche per colpa dei nostri politici, che spesso ficcano il naso in un settore, il mercato, quando proprio non dovrebbero farlo.
Come ha fatto poche settimane fa il sottosegretario alla famiglia Carlo Giovanardi, che si è scagliato pubblicamente contro la pubblicità dell’Ikea che ritraeva una coppia di uomini («Siamo aperti a tutte le famiglie» era lo slogan scelto). Per non parlare del siparietto inscenato dal governatore siciliano Raffaele Lombardo a fine gennaio: prima ha dichiarato in un’intervista che gli svedesi approdavano nell’isola (store a Catania da 31.000 metri quadrati e 250 posti di lavoro previsti, più l’indotto) solo per farsi, letterale, «i loro porci comodi» (in verità, secondo i bene informati, voleva imporre loro di assumere 130 ex operai di uno stabilimento di Catania, che attendevano una ricollocazione promessa dalla politica, ma mai arrivata) e poi, dopo aver convocato il responsabile di Ikea Italia, ha pensato bene di non riceverlo, lasciandolo per un’ora e mezza in un’anticamera a Palazzo d’Orleans. Episodi, insomma, che la dicono lunga sul perché nel nostro Paese il valore complessivo degli investimenti stranieri non arrivi al 20% del Pil, quando nella zona euro supera invece il 41%.Questo è solo un esempio, non dico che gli scarsi investimenti stranieri in Italia dipendano sempre dalle magagne del nostro paese ma di sicuro una migliore organizzazione, una semplificazione della burocrazia ed una maggiore flessibilità mentale non gusterebbero.