sabato 30 aprile 2011

Autovelox: il Tom Tom dà una mano... alla polizia!


Per come la sapevo io era il Tom Tom che, grazie una serivizio a pagamento ti forniva i dati relativi al posizionamento degli autovelox. In particolare leggo sul sito ufficiale TomTom: "Un numero sempre maggiore di automobilisti riceve ogni anno multe salate. Ecco perché conoscere il punto in cui sono posizionati gli autovelox non soltanto consente di guidare in modo più sicuro, ma permette anche di risparmiare denaro. Grazie ad Autovelox, riceverai le posizioni degli autovelox fissi e degli autovelox segnalati da altri utenti TomTom. Così potrai guidare in tutta sicurezza e maggiore relax. E spenderai meno denaro in multe per eccesso di velocità".
Bel servizio, dico io, anche perchè per chi come me viaggia parecchio l'autovelox è sicuramente un problema non indifferente sia per l'incolumità della patente sia per il conto in banca!
Il problema è che tutto ciò potrebbe essere utilizzato anche in senso inverso. Come????
La notizia viene dall’Olanda, dal giornale Agemeen Dagblad ed è di quelle che possono far sussultare gli automobilisti (e non solo), soprattutto in tempi come questi in cui grandi aziende come Apple e Google sono nell’occhio del ciclone per l’uso che fanno dei dati raccolti dai propri utenti. Pare che in Olanda la Polizia Stradale abbia trovato un metodo efficente per posizionare i propri autovelox acquistando i dati sul traffico dalla stessa società che produce il noto navigatore satellitare TomTom.
Il meccanismo è abbastanza semplice: TomTom propone ai propri clienti di inviare in forma assolutamente anonima i dati di percorrenza dei propri viaggi (cosa che avviene in tempo reale con i modelli della serie Live) in modo da poter fornire in cambio previsioni precise sul traffico ed eventuali imbottigliamenti . Ovviamente non sono dati carpiti; il cliente deve dare le propria autorizzazione, cosa che generalmente viene data volentieri perché avere informazioni tempestive su code, incidenti e strade affollate fa comodo a tutti.
Nella richiesta di autorizzazione si spiega che le informazioni sarebbero state utilizzate o cedute per fini diversi da quelli legati alla fornitura del servizio e viene specificato che i dati vengono forniti anche alle autorità per permettere un'analisi accurata in vista di provvedimenti per migliorare la viabilità. Quello che non si poteva immaginare è che tra gli scopi di questa distribuzione di dati sensibili ci fosse anche la vendita alla Polizia  - olandese in questo caso, ma non si sa se questo avvenga anche in altri Paesi - che può così scegliere a colpo sicuro le location migliori per nascondere gli autovelox! 
TomTom ammette l'accaduto. Il suo Ceo, Harold Goddjin, chiede scusa e afferma che non poteva prevedere questo tipo di utilizzo dei dati da parte del governo. Nello stesso tempo assicura che d'ora in poi gli automobilisti verranno meglio informati sull'uso dei dati che vorranno eventualmente mettere a disposizione. C'è da dire che in Olanda non è illegale la vendita di dati alla polizia ma questa faccenda ha evidenziato un problema legato alla protezione della privacy degli automobilisti e per questo motivo ora la licenza d'uso del TomTom è stata opportunamente modificata per evitare ulteriori polemiche e problemi.

venerdì 29 aprile 2011

Stipendi d'oro.. la colpa di chi è??

Spesso si sente parlare dei Super-stipendi dei manager. Non ci si sofferma mai su un altro punto però: di chi è la responsabilità se alcuni manager sono strapagati: dei manager stessi o dei consigli di amministrazione che votano tali stipendi?
Certo, decenza e professionalità vorrebbero che un manager non chiedesse la luna. Ma in linea di principio il compenso annuale e la liquidazione dovrebbero essere decisi, in totale autonomia, dal consiglio di amministrazione, su proposta del comitato di remunerazione. Spesso i consiglieri, ansiosi di conquistarsi le benevolenze del management, offrono pacchetti estremamente generosi. Ci aspettiamo veramente che i manager dicano no, questo è troppo? Quanti di noi, in tutta onestà, farebbero altrettanto?
La responsabilità dei compensi eccessivi quindi non è dei manager, ma dei consiglieri di amministrazione che votano questi pacchetti. Ancora più la responsabilità è dei consiglieri che siedono nel comitato remunerazione. Sono loro che ricevono le informazioni tecniche sui livelli di mercato. E sono loro che hanno il compito di istruire la pratica e fare le proposte al Consiglio. Nella maggior parte dei casi queste proposte sono accettate in toto o modificate in maniera marginale. Sono loro i maggior responsabili. La lista dello scandalo che ogni anno i giornali pubblicano, però, include solo il nome dei manager e i loro compensi I nomi dei membri dei comitati di remunera-zione sono sepolti nelle relazioni allegate al bilancio, ignorate dai più.

Nella categoria delle liquidazioni, la palma va ovviamente al comitato remunerazione di Unicredit, che ha pagato la bellezza di 38 milioni di euro di liquidazione ad Alessandro Profumo. In Europa le liquidazioni sono in media una-due volte il compenso medio annuo, che corrisponderebbe a un valore tra i 2,5 e i 5 milioni. I principali responsabili sono Dieter Rampl, Luigi Castelletti, Enrico Tommaso Cucchiani, Piero Gnudi, Friedrich Kadmoska, Carlo Pesenti e Hans Jiirgen Schinzler, componenti del comitato remunerazione.

Nella categoria presidenti non esecutivi il comitato di remunerazione della Fiat sbaraglia la concorrenza, cosa che purtroppo la casa automobilistica torinese non fa sul mercato! In Europa i presidenti non esecutivi ricevono in media 600mila euro all' anno. Il comitato della Fiat ha pagato Luca Cordero di Montezemolo, presidente della controllata Ferrari, ben 12 volte tanto: 7,5 milioni di euro. I principali responsabili sono Roland Berger, Luca Garavoglia e Mario Zibetti, componenti il comitato remunerazioni.

Nella categoria "Pdg", la palma va ai componenti del comitato remunerazione di Pirelli Spa, che hanno pagato Marco Tronchetti Provera 5,95 milioni. I maggiori responsabili sono Alberto Bombassei, Umberto Paolucci e Giampiero Pesenti, a cui si aggiungeva il professor Berardino Libonati, prematuramente scomparso in novembre. La generosità della famiglia Pesenti paga, visto che Giampiero Pesenti appare a sua volta ai vertici delle classifiche con 3,9 milioni di compenso come presidente di Italcementi (di cui 2 per trattamento di fine mandato).

Nella categoria "Ad", la palma va ai componenti del comitato remunerazione di FondiariaSai, che hanno pagato complessivamente 5 milioni Fausto Marchionni: più degli amministratori delegati di Eni, Enel e Generali, che hanno una capitalizzazione di Borsa rispettivamente 70, 40 e 25 volte quella di FonSai. Fino a ottobre 2010 nel comitato remunerazione sedeva lo stesso Fausto Marchionni, Enzo Mei e Cosimo Rucellai.

La generosità di questo comitato si vede anche dai compensi offerti al presidente Jonella Ligresti (2,4 milioni contro una media europea di 600mila) e al presidente della controllata Immobiliare Lombarda GioacchinoPaolo Ligresti (2,9 milioni). Vista la composizione del Comitato remunerazione di FonSai non è sorprendente che vinca anche la palma per compensi straordinari in spregio alla performance di Borsa FonSai nel 2010 ha perso il 40,6 del valore, contro un declino del Mib di solo l5,6%, ciononostante l'amministratore delegato è stato premiato con 5 milioni. Complimenti vivissimi!!!

Questo è solo lo spunto per un altro articolo che vorrei pubblicare a breve che parlerà dei rapporti fra lo stipendio dei manager e l'andamento dell'azienda e del rapporto fra lo stipendio dei manager e degli altri impiegati dell'azienda stessa.

giovedì 28 aprile 2011

Autostrade: più siamo bravi più paghiamo!!

Su chi e cosa sia "Autostrade per l'Italia SpA" tornerò prossimamente perchè richiede tempo. Intanto però vorrei fare soltanto un piccolo excursus sulla parte più concreta, più vicina a noi del sistema autostradale cioè il PEDAGGIO.
Innanzitutto cos'è il pedaggio?? Il pedaggio per definizione è una tassa, cioè una tariffa in cambio di un servizio e comprende il recupero da parte del gestore degli investimenti, le spese di manutenzione, il finanziamento di progetti di ammodernamento e la gestione della rete. In realtà si tratta di un'imposta in quanto i costi di costruzione sono già stati ammortizzati da anni e paghiamo in anticipo gli investimenti non ancora realizzati. Il pedaggio autostradale in Germania non esiste (pagano solo i mezzi superiori alle 12t), in Svizzera è a forfait e costa 40 Franchi (30 Euro) all'anno, in Austria costa 76,5 Euro all'anno.
Ma lasciamo perdere i confronti con altre realtà... pensiamo a casa nostra! Ecco, il pedaggio.. Innanzitutto chi lo calcola?? A proporre le tariffe è l'ANAS (di proprietà statale, avente per unico socio il Ministero dell'Economia e della Finanze) in base alle sue previsioni di traffico. Se però poi passano più macchine di quelle calcolate il guadagno in più è tutto di Autostrade SpA e finora l'Anas ha sempre sbagliato la stima del traffico in difetto (e di parecchio).
Ma come si calcolano gli aumenti?? Sul sito di Autostrade c'è una formuletta magica: la trovate qui. Sempre sul sito si dice che: L'aumento dei pedaggi autostradali è funzione dell'adeguamento annuale della tariffa unitaria sulla base di una % di incremento determinata secondo la formula di "price cap" e approvata dall'ANAS. La nuova tariffa unitaria (maggiorata del sovrapprezzo a beneficio esclusivo di Anas) moltiplicata per i Km percorsi, determina, dopo aver aggiunto l'IVA ed applicato l'arrotondamento (per eccesso o per difetto) ai 10 Centesimi di euro, il nuovo pedaggio. La formula per la variazione della tariffa unitaria è roba per scienziati. Comunque c'è un parametro connesso alla qualità del servizio (qualità delle pavimentazioni) e alla sicurezza (tasso di incidentalità), i cui valori sono puntualmente rilevati e verificati dall'ANAS. Ecco amici, una delle chiavi è il tasso di incidentalità. Già: e come ridurre i sinistri? Ma diamine, col Tutor: leggi qui (ci sono le cifre della riduzione dell'incidentalità sulle tratte coperte Tutor).
Per chi ancora non lo sapesse il Tutor è il sistema che rileva la velocità media dei veicoli inviando la multa a casa dei proprietari dei mezzi troppo veloci. Quindi, in definitiva, meno incidenti ci sono per strada più paghi il pedaggio e come far diminuire gli incidenti? Dandoti la multa!! Direi proprio che non fa una grinza....

mercoledì 27 aprile 2011

Iphone tracciato sì o no??? In ogni caso forse una soluzione c'è...

Il nostro iPhone e iPad tengono traccia di ogni nostro spostamento... ma lo fanno un po tutti gli smartphone al giorno d'oggi. Lo sapevate gia no? La ragione per cui tutto questo ha fatto il botto in questi giorni è che per i 10 mesi passati la Apple ha salvato i nostri dati in un file (un file necessario per organizzare i servizi di geolocalizzazione e che non è trasmesso a nessuna applicazione) che chiunque avesse saputo come e dove trovare avrebbe potuto prenderlo e leggerlo e scoprire ogni posto in cui siamo stati e per quanto tempo ci siamo rimasti.
Per molte persone questo non è un problema e molto probabilmente non lo sarà mai (ve lo auguro), ma per le persone che sono in ballo con cause legali per un qualsiasi reato o per coloro che stanno subendo un divorzio movimentato, questo file costituisce una fonte di informazioni sulla quale i legali si butterebbero a pesce!
Non accenna quindi a fermarsi il vespaio sulla geolocalizzazione dell’iPhone. Alcuni avvocati americani ne hanno subito approfittato per rastrellare clienti. In Florida e New York sono già nate delle class action.
Queste cause accusano Apple di non aver comunicato la presenza di questo file e richiedono un rimborso totale del prezzo dell’acquisto dell’iPhone. Al momento Apple non ha ancora risposto, ma di sicuro ora non potrà far finta di nulla, dovrà giustificarsi di fronte i tribunali. Steve Jobs, fondatore e CEO incontrastato della Casa di Cupertino, sarebbe intervenuto personalmente sulla recente polemica (anche se manca conferma ufficiale) con una secca smentita: "We don’t track anyone. The info circulating around is false", Apple quindi non traccerebbe nessuno, le notizie circolate in questi giorni sarebbero di conseguenza completamente infondate.
Se sei una di quelle persone a cui non fa piacere rilasciare questi dati senza il proprio consenso, c’è un modo per disattivarlo. Untrackerd è un programma che può essere installato sul proprio iPhone, che sarà poi eseguito come un processo in background di pulizia del file di database che ha memorizzato i dati di posizione. Secondo la descrizione, Untrackerd è: “Un pacchetto che installa un applicativo (processo che può essere eseguito in background) per pulire il file consolidated.db. Non ci sono opzioni da configurare.” L’unico problema è che richiede un dispositivo jailbroken. Non posso fare a meno di ricordarvi che un dispositivo jailbreak può invalidare la garanzia e, potenzialmente, lasciare il dispositivo vulnerabile. Ma se avete già sbloccato il vostro dispositivo, potete scaricare lo strumento Untrackerd gratuitamente da Cydia Store.

martedì 26 aprile 2011

Gheddafi-Moratti-Sardegna-Italia

Partiamo dall'ultima notizia: la Libia avrebbe importato carburante dall'italiana Saras (di proprietà della famiglia Moratti) nei primi giorni di aprile, approfittando di una scappatoia nelle sanzioni delle Nazioni Unite. E' quanto afferma l'emittente araba Al Jazeera, citando fonti Reuters. Il cargo sarebbe passato prima per la Tunisia e poi si sarebbe diretto in Libia. La nave cisterna Valle di Navarra sarebbe arrivata nel porto tunisino di La Skhira il 3 aprile e poi avrebbe trasferito il suo cargo sulla nave libica Anwaar Libya per destinarlo infine alle forze di Gheddafi. 
Saras non ha commentato. In base alle sanzioni Onu contro il governo di Gheddafi, la spedizione è legale perché l'acquirente, la compagnia libica General National Maritime Transport Company (Gnmtc), proprietaria della Anwaar Libya, non rientra nella lista nera dell'Onu.
Si pensa che la Gnmtc sia controllata da Hannibal, il figlio di Muammar Gheddafi, che invece è nella lista degli individui colpiti da sanzioni, tra cui divieto di viaggio e congelamento di asset. Fare affari con la Gnmtc è legale finché non ci siano prove che Anibal Gheddafi tragga beneficio da queste transazioni. L'importanza di Muammar Gheddafi in Sardegna è molto rilevante se si va a Sarroch, periferia di Cagliari, e si bussa alla Saras della famiglia Moratti visto che il 40 per cento dei 13 milioni di tonnellate di greggio che vengono lavorati in Sardegna, arriva proprio dalla Libia.
Quello di Gheddafi con la Sardegna è un legame che va indietro col tempo e cioè da quando i figli del Rais hanno iniziato a frequentarla assiduamente. In Sardegna i Gheddafini sono arrivati nel 1994, accompagnati fin d'allora da Marta Marzotto, che nel corso degli anni è sempre stata al fianco della famiglia del Colonnello: «Al Saadi è un ragazzo simpatico, dolcissimo, per niente arrogante. Essere ricco, possedere macchine e panfili non é un peccato. Forse scatena la gelosia, come in questo caso», sosteneva la contessa. I più discreti erano Seif, il figlio pittore, e Aisha, raramente vista fuori dalla sontuosa villa sul mare. Invece Anibal, "il capitano" - un debole per gli yacht e le crociere - in Costa Smeralda ha sempre alternato il suo panfilo chilometrico alle scorribande automobilistiche, durante le quali confondeva le strade di Porto Cervo con quelle di un Gran Premio di Formula Uno. Anche Moutassem ("il dottore" che alla professione medica ha preferito dedicarsi alla cura degli investimenti finanziari) e Al Saadi (bidone del calcio che ha giocato nel Perugia, Udinese e Sampdoria) si sono fatti notare per spese folli e notti brave in discoteca a base di cocktail, risse con i buttafuori e scorribande con auto sportive.
La ciliegina sulla torta, non si capisce bene se per i meriti come statista o per come ha cresciuto i figli, la voleva mettere la Facoltà di Giurisprudenza di Sassari con la proposta di una laurea honoris causa al Colonnello. La proposta viene difesa dal preside Giovanni Lobrano e approvata dal consiglio di facoltà. Per fortuna poi la proposta della laurea honoris causa si è arenata a causa del cambio del rettore e per diverse raccolte di firme contrarie al riconoscimento.

sabato 23 aprile 2011

Un libro, un papa, un mistero.....

Dite la verità: quanti di voi sapevano che fra i bestseller italiani dell’ultimo decennio uno non esiste? O meglio, da noi, in Italia non esiste! Eppure lo hanno scritto due italiani… Eppure parla di una storia italiana… Eppure è stato edito da una casa editrice italiana…. Eppure non lo troverete sugli scaffali delle librerie!
Sto parlando di IMPRIMATUR, un romanzo italiano bestseller internazionale e bandito in Italia! Gli autori sono Rita Monaldi  e Francesco Sorti, coniugi, vivono tra Roma e Vienna.
La storia di Imprimatur inizia nella primavera 2001, quando il manoscritto viene acquistato dalla Mondadori che lo pubblicherà nel Marzo 2002 nella collana Omnibus. Nonostante una promozione pari a zero, entra immediatamente al quarto posto fra i 10 libri più venduti segnalati dal Corriere della Sera e viene presto esaurito. La seconda ristampa arriva però con quattro settimane di ritardo. La terza edizione arriva ancora più lentamente, le librerie restano a secco per quasi tre mesi e le vendite si azzerano. Dopodiché, inspiegabilmente, il libro sparisce dalla circolazione. Su Internet si moltiplicano messaggi di lettori che ne cercano invano una copia. I librai chiedono un’altra ristampa all’editore, che risponde invariabilmente: «Sta per arrivare». Invece non arriva.
Imprimatur viene anzi cancellato dai cataloghi dell’editore, quasi non fosse mai esistito, nonché dai siti Internet dove alcuni lettori avevano cominciato a segnalare le anomalie della sua pubblicazione. Ogni tentativo di ristamparlo in Italia anche presso altri editori dopo il rientro dei diritti nelle mani dei suoi due autori fallisce miseramente.
All’estero le cose vanno in ben altro modo. Imprimatur sale in testa alle classifiche dei bestseller in tutti paesi dove viene pubblicato, togliendo per alcune settimane anche lo scettro al Codice da Vinci. È bene ricordare che Imprimatur è tradotto in 22 lingue e 53 paesi, caso unico tra i romanzi storici italiani a parte Il Nome della Rosa.
Ma cosa contiene questo libro di tanto scottante??? Secondo la tesi più accreditata, il problema principale del romanzo, la causa primaria della sua improvvisa e totale volatilizzazione, sarebbe stato l'aver offerto un ritratto a tinte fosche di un papa che, a quanto si dice, potrebbe essere molto vicino alla canonizzazione: Innocenzo XI (proclamato beato da Pio XII nel 1956).
Papa Innocenzo XI, al secolo Benedetto Odescalchi, la cui figura appare sempre circonfusa di gloria tutte le volte in cui il suo operato viene citato in occasione della battaglia di Vienna risulta fortemente ridimensionato nel libro di Monaldi & Sorti.
Secondo documenti d’archivio da loro rinvenuti nel corso delle loro ricerche (la cui provenienza e collocazione è specificata nell’appendice del libro), il papa in oggetto, vinto dalla sua brama smisurata di denaro che lo faceva agire in qualità di usuraio in combutta con altri membri della propria famiglia, avrebbe prestato forti somme all’allora Stadtholder Guglielmo III d’Orange (di fede protestante) e, per rientrarne in possesso con gli interessi, avrebbe favorito la sua investitura a Re d’Inghilterra in contrapposizione all’erede legittimo Giacomo II Stuart (filo-cattolico e papista).
A tutt’oggi Imprimatur è un libro introvabile in Italia e di esso non si parla affatto se non nel sito web dei suoi ammiratori irriducibili. Il fatto certo è che il libro in Italia è introvabile, non può essere acquistato neanche sulle nostre librerie online, nessuno storico si è preso la briga di confermare o contestare le affermazioni dell’appendice, mentre è ordinabile tradotto in varie lingue su Amazon o altri siti esteri.
La copia che ho io proviene da una casa editrice olandese (De Bezige Bij) che nel 2006 ne ha realizzato un'edizione in lingua italiana a tiratura limitata, ed è stata acquistata nell'unico modo attualmente possibile: via web…
Come mai mi sono ricordato di questo “cold case”? Me ne sono ricordato perchè recentemente ho letto che in ocaasione della sua beatificazione, il I° Maggio 2011, la salma di papa Giovanni Paolo II sarà tumulata in San Pietro al posto di quella di papa Innocenzo XI. A San Pietro non è mai successo che la salma di un papa prendesse il posto dei resti di un altro pontefice, soprattutto se beatificato. Invece a cedere il posto ai resti di Giovanni Paolo II saranno quelli di Innocenzo XI, ad inizio aprile spostati da una cappella al primo piano vicino all’ingresso della basilica per un ambiente meno visibile. Il motivo di questo trasferimento sarà proprio la recente rivisitazione storica che lo vuole traditore della Chiesa cattolica per aver aiutato il protestante olandese Guglielmo d’Orange rovesciare nel 1688 l’ultimo monarca cattolico d’Inghilterra, Giacomo II?? Temo non lo sapremo mai…………..  



venerdì 22 aprile 2011

Oscurato Btjunkie

La Guardia di Finanza di Cagliari ha bloccato l'accesso dall'Italia al search engine di torrent Btjunkie, uno dei più diffusi in rete. Stando ai dati della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana ) la piattaforma del poteva vantare oltre 500.000 accessi quotidiani dall'Italia. 
Siccome l'ordine di inibizione arriva direttamente dal PM, il procedimento sarà percorribile solo un ricorso per Cassazione (differente quindi dal caso di un altro motore di ricerca come Pirate Bay, dove il ‘sequestro tramite inibizione’ veniva convalidato dal GIP ed era appellabile al riesame). Sebbene vada ricordato come provvedimenti di questo tipo possano rallentare, ma non inibire del tutto l’accesso ai server del servizio (è sufficiente un DNS libero da vincoli per aggirare il filtro), il provvedimento è comunque di sicura efficacia sui grandi numeri poiché pone un importante ostacolo tra server e utente rendendo inoltre palese l’intervento delle autorità su un servizio.

giovedì 21 aprile 2011

Riaperto il Negozio Olivetti a Venezia!

Eh già, ci vuole proprio la N maiuscola perchè quello che Carlo Scarpa disegnò nel 1957 a Venezia per Olivetti non è un semplice negozio ma "Il Negozio"!
Per fortuna dopo la chiusura del 1997 da parte della ditta di Ivrea, il FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano) mette a disposizione del pubblico questo capolavoro di architettura e design. Il negozio era stato commissionato da Adriano Olivetti all'architetto veneziano in questo modo: «Vorrei da lei un biglietto da visita dell'Olivetti nella più bella piazza del mondo!» e Scarpa lo accontentò, inventandosi questo showroom che ha fatto storia. Si tratta di un un piccolo locale a due piani ubicato in Piazza San Marco consta di un largo ambiente unico al primo piano, che comprende senza interruzioni il piccolo vano d'ingresso attiguo alla Piazza e un discreto corridoio, che porta ad una saletta rettangolare con cui il pianterreno si conclude. In questa grande sala, è posta una scala, modellata con sfasature laterali, attraverso la quale si raggiunge il secondo piano, grande la metà di quello inferiore. Sempre in questo vano, trova spazio un'elegantissima fontana ornamentale, il cui ugello è costituito da una lastra di marmo bianco e rame interno con il logo Olivetti. Adriano Olivetti può a tutti gli effetti essere così considerato un precursore dell’idea del flagship store, una strategia di comunicazione molto utilizzata ai giorni nostri dai principali marchi del mercato: basta pensare ai numerosi e spettacolari edifici o negozi insegna che famosi brand della moda, della musica e della tecnologia costruiscono nelle Vie e nelle Piazze delle più famose città del mondo
La cerimonia di consegna dei locali al FAI si è tenuta ieri,  20 Aprile, con un incontro a Palazzo Ducale. L’immobile attualmente è di proprietà delle Assicurazioni Generali che ne hanno curato il restauro in collaborazione con la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Venezia.
Oltre all'altissima qualità architettonica dei suoi interni, il negozio offrirà ai visitatori la visione della collezione Olivetti di macchine da scrivere e macchine da calcolo, donata al Fai dall'azienda di Ivrea.

Orari di apertura. dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19

mercoledì 20 aprile 2011

Metroweb: il regalino

Certo che a saperlo un pensierino ce lo avrei fatto anch'io! Metroweb, la società di proprietà di AEM (oggi A2a) e quindi del Comune di Milano che a fine 2006 è stata venduta per 34 milioni di euro al fondo inglese Stirling oggi viene da questo stesso fondo rivenduta a più di 400 milioni di euro... Metroweb è la società che si occupò all'epoca di stendere la fibra ottica su Milano, 263mila km di cavi hi-tech interrati nel sottosuolo da Aem con un investimento di 200 milioni. "Si tratta di una rete senza know-how innovativo e di valore strategico molto limitato", aveva minimizzato il sindaco Moratti dando il via libera alla cessione.
Fatti e numeri le danno ora clamorosamente torto: Metroweb ha macinato dal 2007 ad oggi 31 milioni di utili , ben più dei 24 spesi dalla misteriosa Stirling Capital per comprarne il 77% da Aem in un'asta organizzata in fretta e furia cui non erano nemmeno stati invitati i big delle telecomunicazioni. Non solo. Il brutto anatroccolo ceduto allora per la miseria di 232 milioni - 200 milioni di debiti, 24 messi dai compratori e 8 spesi da Aem per conservare il 23% del capitale (!) - è diventato all'improvviso una sorta di cigno hi-tech che vale tra i 430 e i 490 milioni. Non sono cifre da fanta-finanza, ma la forbice delle dieci offerte arrivate sul tavolo della Stirling quando due mesi fa la holding londinese ha deciso di mettere in vendita la società. Adesso in fila per l'acquisizione della rete "senza know-how innovativo" c'è un gruppo di concorrenti agguerritissimi tra cui Vodafone, Wind, il consorzio F2I - IntesaSanpaolo - dietro cui si muoverebbe addirittura Telecom - oltre a due fondi di private equity.
Stirling Capital incasserà per la sua partecipazione 174 milioni in contanti, quasi sei volte l'investimento iniziale. Un affare d'oro chiuso nel tempo record di soli quattro anni. Il mancato introito per A2a, l'erede della vecchia Aem Milano, è direttamente proporzionale. Se la municipalizzata si fosse tenuta stretta il 100% di Metroweb, oggi potrebbe mettersi in tasca al netto dei debiti qualcosa come 310 milioni. Invece si dovrà accontentare di 126 milioni.
Fin qui, volendo, potrebbe anche non esserci nulla di strano: certo, una catastrofica stima economica di una società svenduta senza averne capito il potenziale ma nient'altro. Invece il problema che stuzzica la fantasia è che questa fantomatica Stirling è controllata da tre finanziarie offshore con sede a Bermuda, Isole Vergini e Guernsey delle quali, chiaramente, non è possibile risalire a chi ci sia dietro e quindi è lecito pensar male....