Certo che a saperlo un pensierino ce lo avrei fatto anch'io! Metroweb, la società di proprietà di AEM (oggi A2a) e quindi del Comune di Milano che a fine 2006 è stata venduta per 34 milioni di euro al fondo inglese Stirling oggi viene da questo stesso fondo rivenduta a più di 400 milioni di euro... Metroweb è la società che si occupò all'epoca di stendere la fibra ottica su Milano, 263mila km di cavi hi-tech interrati nel sottosuolo da Aem con un investimento di 200 milioni. "Si tratta di una rete senza know-how innovativo e di valore strategico molto limitato", aveva minimizzato il sindaco Moratti dando il via libera alla cessione.
Fatti e numeri le danno ora clamorosamente torto: Metroweb ha macinato dal 2007 ad oggi 31 milioni di utili , ben più dei 24 spesi dalla misteriosa Stirling Capital per comprarne il 77% da Aem in un'asta organizzata in fretta e furia cui non erano nemmeno stati invitati i big delle telecomunicazioni. Non solo. Il brutto anatroccolo ceduto allora per la miseria di 232 milioni - 200 milioni di debiti, 24 messi dai compratori e 8 spesi da Aem per conservare il 23% del capitale (!) - è diventato all'improvviso una sorta di cigno hi-tech che vale tra i 430 e i 490 milioni. Non sono cifre da fanta-finanza, ma la forbice delle dieci offerte arrivate sul tavolo della Stirling quando due mesi fa la holding londinese ha deciso di mettere in vendita la società. Adesso in fila per l'acquisizione della rete "senza know-how innovativo" c'è un gruppo di concorrenti agguerritissimi tra cui Vodafone, Wind, il consorzio F2I - IntesaSanpaolo - dietro cui si muoverebbe addirittura Telecom - oltre a due fondi di private equity.
Stirling Capital incasserà per la sua partecipazione 174 milioni in contanti, quasi sei volte l'investimento iniziale. Un affare d'oro chiuso nel tempo record di soli quattro anni. Il mancato introito per A2a, l'erede della vecchia Aem Milano, è direttamente proporzionale. Se la municipalizzata si fosse tenuta stretta il 100% di Metroweb, oggi potrebbe mettersi in tasca al netto dei debiti qualcosa come 310 milioni. Invece si dovrà accontentare di 126 milioni.
Fin qui, volendo, potrebbe anche non esserci nulla di strano: certo, una catastrofica stima economica di una società svenduta senza averne capito il potenziale ma nient'altro. Invece il problema che stuzzica la fantasia è che questa fantomatica Stirling è controllata da tre finanziarie offshore con sede a Bermuda, Isole Vergini e Guernsey delle quali, chiaramente, non è possibile risalire a chi ci sia dietro e quindi è lecito pensar male....

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