lunedì 30 maggio 2011

Il Referendum e il significato delle parole...

Il 12 e 13 Giugno si terrà il Referendum sulla ‘privatizzazione’ dei servizi idrici. Non intendo soffermarmi sul discorso SI/NO, se ne è parlato fin troppo ma preferisco fare un passo indietro per analizzare una cosa e cioè di quanti sappiano in realtà su cosa si chiede ai cittadini di esprimere il proprio parere.
Innanzitutto bisogna partire dal SIGNIFICATO delle parole.
Il primo quesito del Referendum riguarda la ‘privatizzazione’ dei servizi idrici, ovvero la messa a gara dei servizi idrici al pari degli altri servizi pubblici locali e la remunerazione dei capitali investiti. Quindi, il referendum non prende in discussione la proprietà dell'acqua: l'acqua rimane un bene pubblico, di proprietà statale e nemmeno le infrastrutture idriche, che rimangono proprietà pubblica inalienabile; l'eventuale privatizzazione riguarderà solo la gestione dei servizi idrici integrati (acquedotti, fognature, depurazione). Bene, allora perchè si continua a discutere di privatizzazione dell'acqua??? Sarà per semplificazione, ma il significato non è lo stesso, anzi, cambia parecchio e mi sembra che questa imprecisione sia alquanto volontaria...
Per buona parte di chi sostiene il referendum, l'acqua non deve essere considerata un bene economico, cioè il cui prezzo non deve essere gestito dalla legge della domanda e dell'offerta. A detta di Paolo Carsetti, del Forum italiano dei movimenti per l'acqua, “occorre difendere l'acqua come bene comune, da sottrarre a logiche di mercato e profitto”. Allora, giusto per ricordare ciò che è ovvio, se un bene è economico o meno non è determinato dalle sue qualità simboliche o da quanto sia importante per la sopravvivenza. Un bene è economico se è scarso, e quindi esiste il problema di come allocarlo. Quindi, piaccia o meno e indipendentemente dalla sua origine o meno come dono divino, l'acqua è un bene economico. Come sono beni economici il cibo (o ''il pane'', giusto per evocare altri simboli), i vestiti, l'abitazione e tanti altri senza i quali l'esistenza non sarebbe possibile. Questa realtà elementare, la scarsità dell'acqua e quindi la necessità di ragionare in termini economici della sua gestione e allocazione, resta qualunque sia il regime di proprietà dell'acqua. La vera domanda quindi non è se l'acqua è un bene economico o meno. Lo è, almeno finché resta una risorsa scarsa. La vera domanda è: quali obiettivi vogliamo raggiungere con questo bene e, soprattutto, come vogliamo raggiungerli?
Sugli obiettivi, credo che ci sia in realtà ampio consenso. A nessuno piace l'idea che ci siano vasti settori della popolazione condannati alla sete e a nessuno piace l'idea che l'acqua, o qualunque risorsa naturale, possa essere usata per estrarre profitti monopolistici. I dissensi sono sul come. I referendari sembrano stra-convinti che gli obiettivi possono essere raggiunti unicamente mantenendo non solo la proprietà pubblica dell'acqua (che come già detto non è messa in dubbio dalla legge Ronchi) ma anche la gestione pubblica della sua distribuzione. Non ho capito bene quali argomenti teorici e quale evidenza empirica sostenga tale posizione; le cose che ho letto, sono più o meno al livello di ''il denaro è lo sterco del demonio'' e quindi non si possono prendere sul serio. Attendo migliori indicazioni. Attendo anche di sapere perché i proponenti del referendum non propongono pure la nazionalizzazione immediata di tutte le panetterie. Il pane, si sa, è una risorsa essenziale senza la quale la vita è impossibile, ed ha anche un alto valore simbolico. Come si può permettere che la sua distribuzione venga lasciata ai privati???
Per quanto riguarda il secondo quesito, che verte sulla determinazione della tariffa in base all’adeguata remunerazione del capitale investito, sembra che una “adeguata remunerazione del capitale investito” comporti inevitabilmente prezzi dei servizi idrici maggiori. Se fosse vero che il prezzo aumenta per colpa del profitto, sarebbe vero anche per qualsiasi altra attività economica: anche le case, le automobili, il pane e gli abiti costerebbero di meno se fossero prodotti da un soggetto pubblico che non remunera il capitale investito. La storia dell’Unione Sovietica mi sembra che smentisca questa credenza in modo abbastanza netto… Dobbiamo intenderci sul significato di “profitto”. In un mercato concorrenziale, il profitto rappresenta il costo-opportunità del capitale e il premio per l’imprenditore che riesce a produrre lo stesso valore degli altri con costi più bassi (o un valore più alto agli stessi costi). In un mercato monopolistico non regolato, il profitto è gonfiato dalla rendita di monopolio. Nel settore idrico le possibilità di sfruttare la concorrenza sono limitate alla fase di affidamento del servizio (da quattro a dieci volte in un secolo, diciamo), ma una buona regolazione può aiutare non poco. Del resto, non basta non fare profitti per costare poco: un’impresa che non remunera il capitale, ma ha personale in eccesso o affida consulenze d’oro agli amici dell’assessore, alla fine, potrebbe costare di più, molto di più…
Pongo fine a questa filippica, che di sicuro a molti non piacerà, ma conosco tanta brava gente che si sta impegnando per questo referendum senza però aver ben chiara la differenza fra ciò che sta scritto sui quesiti referendari e ciò che viene sbandierato da varie fonti che di tutto fanno tranne che dare una visione trasparente. Come sempre lo scontro è più ideologico che concreto ed è dominato dalle strumentalizzazioni. Non che io abbia attitudini da paladino della giustizia o da buon samaritano, ma mi piace pensare di poter dare il mio piccolo contributo a chiarire la questione.

sabato 28 maggio 2011

Auguri e figli maschi!!!

Kailash Kalau Singh non si lava da 35 anni. L’uomo, un 63enne di Varanasi, in India, ha smesso di lavarsi da quando un santone gli ha indicato che non doveva più lavarsi se voleva avere un figlio maschio. Al momento la cura non sembra essere molto efficace, dato che l’uomo ha sette figlie femmine, ma questo non sembra averlo convinto ad interrompere la “cura”.
Ed ha perseverato anche quando ha perso quasi tutti i clienti del negozio di alimentari che aveva in città, che hanno alla fine rinunciato a fare acquisti da lui, preoccupati dalla sua “politica igienica”. Attualmente fa l’agricoltore. Uno dei suoi vicini di casa, Madhusudan, dice che un santone avrebbe detto a Kalau 35 anni fa che se non si fosse lavato Dio lo avrebbe benedetto con un figlio maschio. Molti indiani preferiscono avere figli maschi per ragioni finanziarie. Le ragazze hanno l’obbligo di consegnare la dote matrimoniale alla famiglia dello sposo, inoltre, secondo la cultura indiana, tutti i loro averi sono destinati alla famiglia del marito. Per questo le figlie femmine sono considerate un onere.
Singh effettua solo dei “bagni di fuoco”, che consistono nello stare in piedi su una sola gamba a fianco di un falò, fumando marijuana e pregando Shiva. Questo “bagno” permetterebbe secondo lui di eliminare comunque germi e batteri.

martedì 24 maggio 2011

Agenzie di rating.. quei bravi ragazzi!!

Dovete scusarmi se questo post avrà dei toni un po' forti ma oggi sono incazzato, molto incazzato. Quindi scrivo questo post di getto, mettendo in preventivo che possa essere non dei più chiari e precisi.
Mi è sempre piaciuto seguire la borsa e il trading e sono ormai abbastanza preparato a tutto. Ci sono cose che proprio non sopporto però! Ma andiamo con calma, cos'è che mi fa andare così in bestia? Semplice, la borsa che ieri ha perso più del 3%! Beh, niente di strano si potrebbe dire, la borsa com'è risaputo è un ambiente speculativo, anzi, l'ambiente speculativo per eccellenza quindi non bisogna stupirsi di niente. Vero, verissimo, però sapere che la borsa (e quindi i nostri investimenti) perdono il 3% in un giorno solo perchè il mercato è preoccupato del downgrade del debito greco mi fa (scusate la ripetizione) incazzare come una bestia. Il motivo è che questi rating influenzano sempre più i mercati ed i nostri investimenti.
Iniziamo a capire cos’è il “rating”. Il rating è una classificazione del rischio creditizio legato a un titolo obbligazionario o a un’impresa. Viene assegnato attraverso un voto espresso con una o più lettere. La tripa A (AAA) indica la massima sicurezza del capitale. A+ indica un rating medio alto, BBB+ un rating medio-basso, B+ indica un investimento altamente speculativo (quindi rischioso), D un investimento in perdita. Questi rating sono espressi dalle Agenzie di Rating.
Ma chi sono e che fanno queste agenzie? Sono soprattutto tre quelle a monopolizzare il marcato: oltre a Standard &Poor’s , c’è Moody’s e Fitch e tutte e tre sono americane.
Sono nate, di loro spontanea iniziativa, un secolo fa con l’obiettivo di classificare i prestiti obbligazionari di stati, imprese e grandi società, offrendo così agli investitori uno strumento per valutare il rischio. Con il passare degli anni hanno conquistato un potere enorme nell’influenzare le decisioni degli investitori. Oggi ci sono gestori di fondi d’investimento e fondi pensionistici che non possono acquistare prodotti classificati al di sotto di una certa nota.
Quando Moody's nei giorni scorsi ha abbassato il rating di uno Stato importante come la Grecia da A2 ad A3 e comunica che potrebbe ribassarlo ulteriomente innesca una grave crisi per questo Stato perchè afferma in sostanza che le obbligazioni emesse dalla Grecia hanno un rischio più elevato di prima che il capitale investito possa NON essere più rimborsato!
A questo punto gli investitori disinvestiranno dai titoli statali della Grecia e per la Grecia avere soldi in prestito per finanziare l'economia dello Stato diventa molto più oneroso, innescando un "pericoloso vortice" che rischia di mandare in bancarotta lo Stato.
Si capisce, quindi, quanto sia grande il potere che queste agenzie hanno e quanto sia importante che le comunicazioni che effettuano siano espresse con la massima cautela. E a me, personalmente queste agenzie non piacciono per niente (anzi, mi fanno proprio schifo). Innanzitutto perchè soprattutto in periodi come quello attuale di forte tensione sui mercati una comunicazione impropria rischia di avere degli effetti deleteri, inoltre hanno già dimostrato di aver fatto errori vistosissimi, per non dire vere e proprie figure di m…..
Qualche esempio? Beh, il più eclatante è legato al giudizio sulla Banca Lehman Brothers, il cui default ha praticamente dato il via alla crisi del 2008 (quella che tuttora stiamo cercando si smaltire). Bene, incredibilmente, sino al giorno della dichiarazione di “fallimento” da parte del Gruppo statunitense (15 settembre 2008), nonostante il gravissimo deficit patrimoniale della società, i titoli obbligazionari Lehman continuavano a godere di un giudizio positivo da parte delle “tre sorelle”. In particolare Moody's aveva dichiarato che "Lehman Brother merita 10 e lode" quando poi questa azienda è stata invece protagonista dello scandalo finanziario più grande del secolo!
Un altro esempio? Non poteva mancare la nostra Parmalat! Infatti anche in questo caso fino al giorno del fallimento i rating sulla compagnia di Collecchio erano positivi.
La razionalità di giudizio delle agenzie di rating appare perlomeno dubbia e nasce il sospetto che si tratti di attacchi pilotati. Ma dubbi nascono anche da altre considerazioni. La prima è che i loro giudizi avvengono sempre dopo, il che serve poco o nulla a chi è cascato nell’eventuale trappola. Succede ora ai debiti degli Stati, è successo prima della crisi dei subprime quando classificavano con il massimo dei voti prodotti rivelatesi poi completamente marci. La seconda è che queste agenzie sono il prototipo del conflitto d’interesse, siccome si fanno pagare dagli stessi operatori a cui danno le note e contemporaneamente svolgono l'attività di banca di investimenti e pertanto potrebbero utilizzare il rating in modo strumentale nell'interesse della banca, ovvero dei clienti per attività speculative sui mercati borsistici o per acquisire asset di valore a prezzi di realizzo! Terzo, dopo la crisi del 2008, il governo Obama aveva deciso di ridimensionare il loro ruolo, ma dalla nuova legge americana sui mercati finanziari le agenzie sono uscite totalmente indenni grazie alle pressioni di Wall Street. Come mai? Semplice, perché i mercati speculano alla grande grazie alle pagelle delle agenzie.
Scusate lo sfogo, ma vedere ogni volta che questi delinquenti la fanno franca, non solo, ma continuano a godere di una autorevolezza pari a quella del Vangelo per il Vaticano non può non farmi irritare....

lunedì 23 maggio 2011

L'amnesia del Presidente

Pochi giorni fa il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, era a Firenze dove ha incontrato gli studenti universitari. Un incontro durato oltre un’ora, durante il quale il Capo dello Stato ha affrontato diversi temi centrali dell’agenda politica nazionale e internazionale, assecondando la curiosità degli studenti universitari accorsi a Palazzo Vecchio per incontrarlo. Il ruolo istituzionale non ha ingessato il Presidente della Repubblica, che è apparso a suo agio anche a rispondere ai quesiti apparentemente più compromettenti, come sugli scandali che coinvolgono i politici. Napolitano ha ricordato lo scandalo dei falsi rimborsi della Camera dei comuni a Londra che due anni fa portò alle dimissioni del presidente e di alcuni deputati «che avevano abusato dei loro privilegi». «Per piccole cose ci furono reazioni forti. A noi quel clamore sembrò eccessivo perchè abbiamo una scala di valori un pò, diciamo, diversa» ha dichiarato il nostro Presidente della Repubblica.
Beh, certo, bisogna riconoscere che il nostro Presidente ha 86 anni, e che quindi la memoria non è più quella di una volta. Però Napolitano dovrebbe stare attento alle bucce di banana, soprattutto se se le prepara da solo…
Il nostro Giorgio, infatti, ha probabilmente dimenticato di quando cadde nella rete dell'inquisitore Hans-Peter Martin, europarlamentare austriaco, spietato segugio che diede inizio nel 2004 ad una vera e propria “Rimborsopoli” a caccia di prove con microfoni nascosti e microtelecamere, andando oltre l'intrallazzo del gettone quotidiano di 262 euro di diaria incassato da una moltitudine di suoi colleghi anche nei giorni senza sedute a Strasburgo e Bruxelles. L'eretico Martin, cacciato dal gruppo socialista non appena ha iniziato a scoprire gli altarini, dichiarò di avere localizzato un altro inghippo, quello dei rimborsi di viaggio, una mazzata per il bilancio dell'Europarlamento e quindi per le tasche dei contribuenti europei. Tra i suoi bersagli spicca l'altolocato diessino Giorgio Napolitano, presidente della Commissione affari costituzionali del Parlamento europeo. Il canale tedesco Rtl imbeccato da Martin lo ha filmato all'aeroporto di Bruxelles. Cercavano un caso esemplare per mostrare a milioni di telespettatori come, sfruttando la cieca generosità dei regolamenti, gli eurodeputati potessero ricavare il massimo con una minima spesa. Lunedì 15 marzo Napolitano viene intrappolato da una troupe di Rtl all'aeroporto di Bruxelles appena sbarcato dal volo TV 703, partito da Roma, della Virgin Express, una compagnia low-cost.
Napolitano nel video su YouTube
Nel servizio di Rtl una voce fuori campo attacca così: «Per il volo di sola andata da Roma a Bruxelles, egli (Napolitano) riceve un rimborso di circa 800 euro. La sera prima abbiamo guardato su Internet quanto costava quel volo: il prezzo, incluse tasse aeroportuali, era meno di 90 euro. Tirate le somme, il parlamentare con un solo volo ha avuto un guadagno netto superiore a 700 euro, soldi che entrano puliti nelle sue tasche». Cosa rispose Giorgio Napolitano? Boris Weber, inviato di Rtl a Bruxelles, lo tallonò nei corridoi dell'Europarlamento con microfono e telecamera spianati. Inutilmente. Una scena da "Striscia la notizia", mancava solo il tapiro. Un minuto e 30 secondi di immagini dal vivo con Napolitano, doppiopetto grigio sbottonato, sempre più sgusciante e incavolato nel vano tentativo di scrollarsi di dosso il curiosone teutonico.
«I questori sono incaricati di fornire una risposta» alzò la voce in inglese. «Ma sono quattrini dei contribuenti» gli ribattè ostinato l'inseguitore. «Io rispondo solo ai contribuenti italiani» cercò di zittirlo Napolitano. Weber lo mollò solo quando Napolitano minaccia di chiamare la polizia.
Populismo? Forse... Però prima di scagliare il sasso bisognerebbe stare ben attenti!
Ah, per chi volesse avere un'idea più completa il video è disponibile su Internet: http://www.youtube.com/watch?v=8L-e5Cvm-wQ 

domenica 22 maggio 2011

Fallingwater House

Domanda del secolo: dove si trova la costruzione più importante del Novecento? Qualcuno risponderà nella campagna francese ed è una cappella di cemento armato, e qualcun altro che è poco lontano, nel centro di Parigi: un grande scatolone di tubi, plastica e scale mobili. E non sarà invece in mezzo all’isola di Manhattan, un grattacielo scuro ed elegante, o lontano lontano, in un’isola della baia di Sydney? I più aggiornati indicheranno infine un museo dal balzano aspetto, a Bilbao. Secondo Paul Goldberger, critico del New York Times, l’architettura che riassume il ventesimo secolo non è né la chiesa di Ronchamp di Le Corbusier, né il centro Pompidou di Renzo Piano, né la torre Seagram di Mies e neppure l’Opera House di Jörn Utzon o il Guggenheim di Frank O. Gehry. Per vedere la costruzione del secolo dovrete prendere un aereo, sorvolare l’oceano, atterrare negli Stati Uniti e con un volo interno raggiungere Pittsburgh, in Pennsylvania. Noleggiate una macchina, una di quelle familiari americane coi riporti in simil legno, e guidate a sud per un paio d’ore in mezzo agli Appalachi fino a dove il torrente di Bear Run forma una piccola cascata, quasi al confine con il West Virginia. Ecco qua: c’è una casa sopra la cascata!
Non sono un architetto, purtroppo. Purtroppo perché è qualcosa che mi ha sempre affascinato e per qualche inspiegabile motivo non l’ho nemmeno tenuta in considerazione al momento della scelta del mio percorso di studi universitari. Sarà per la creatività, l’estro, l’inventiva. Sarà per avere a che fare con progetti, creazioni e quindi passione ed emozioni. Sarà perché nell’immaginario comune gli architetti hanno sempre degli studi ipermoderni con design strafigo. Fatto sta che sebbene io non abbia seguito professionalmente questa strada, l’architettura mi ha sempre appassionato e quindi mi sono sempre documentato e ho sempre seguito, sia pur da profano, le storie di alcuni architetti e delle loro creazioni.
Frank Lloyd Wright è sempre stato il mio beniamino. Ricordo ancora la prima volta che mi trovai per le mani un libro che mostrava le sue opere. Era il 1988 ed ero a casa (toh!) di un architetto. Ebbi subito l’impressione che quel tizio americano facesse delle gran belle case.
E così, adesso, volendo scrivere qualcosa sul tema architettura come potrei non partire da lui.. e da quello che è universalmente ritenuto il suo capolavoro, cioè la Fallingwater House, la casa sulla cascata?!
Fallingwater è uno dei capolavori dell’architettura moderna. La casa venne progettata da Wright nel 1936 (completata nel 1939) per i weekend in campagna della famiglia Kaufmann, ricchi proprietari di grandi magazzini a Pittsburgh. E’ immersa nel verde di una foresta e sovrasta una cascata: nonostante i volumi importanti e le forme innegabilmente moderne della struttura, la grande forza estetica di Fallingwater sta nell’integrazione con l’ambiente circostante, che deriva in parte dall’uso di materiali del luogo ma soprattutto dall’eleganza delle proporzioni e dal gioco di contrappunti fra linee orizzontali dell’edificio e verticali della natura intorno. Wright stesso la definì “architettura organica” per l’accordo perfetto tra elementi naturali e artificiali. La casa consiste in una serie di piani a terrazza a sbalzo e sovrapposte, che si richiamano alla stratificazione delle rocce del sito e che aggettano audacemente sopra la cascata creando un eccezionale effetto scenico. La pietra nativa si fonde con le strutture in cemento armato beige (originariamente color albicocca chiaro) che si amalgamano come in un unico impasto; così che la costruzione non può essere immaginata in nessun altro luogo se non in questo. Kenneth Frampton, grande storico dell’architettura la definì così: “il trattamento a sbalzo era stravagante fino a rasentare la follia, un agglomerato di piani miracolosamente sospesi nello spazio, posti in equilibrio a varie altezze”.
Al piano principale ed al lato del camino, poggiante su un macigno e fulcro della composizione, si trova il grande soggiorno aperto verso sud e fiancheggiato da due terrazze; sul suo angolo ad est è l'ingresso al quale segue la scala che porta ai piani superiori. La zona giorno occupa il lato nord dell'edificio. Dal soggiorno con una scala si scende al basamento dell'edificio, dove dall'acqua della cascata emergono sagomati sostegni di cemento ed altri elementi portanti, formati da blocchi di pietra locale. La realizzazione di Fallingwater House costò al Signor Kaufmann 155.000 dollari dell’epoca, equivalenti a 2.4 milioni di dollari attuali (con un onorario di circa 120.000 dollari attuali per l’architetto).
Un simpatico aneddoto che spiega la genialità di Wright è quello che descrive la progettazione dell’edificio. Egli ricevette l’incarico e i rilievi topografici nel marzo del 1935. Poi, per sette mesi, non fece assolutamente niente. Un giorno di settembre dello stesso anno Edgar Kaufmann Sr. si trovava a Taliesin, nel Wisconsin, dove Wright aveva lo studio, e incuriosito dall’andamento del progetto gli telefonò per annunciare la sua visita. Con grande teatralità Wright rispose: «La stavamo aspettando, signor Kaufmann» e invitò il suo trascurato, ignaro cliente a pranzare con lui per poi guardare insieme le tavole. Alla fine della telefonata, Wright cominciò a disegnare freneticamente prima dell’arrivo di Kaufmann, per poi consegnare gli schizzi ai suoi collaboratori che, mentre lui pranzava col cliente, prepararono delle tavole più raffinate.
http://www.youtube.com/watch?v=0t3JXKe8gs8&feature=player_embedded#at=51
E' un breve video di Fallingwater con colonna sonora “So Long Frank Lloyd Wright“ di Simon & Garfunkel, canzone dedicata al maestro....

venerdì 20 maggio 2011

Pagare le tasse, se almeno fosse più facile........

Si avvicina il tempo della presentazione della dichiarazione dei redditi che in pratica, per chi parla come mangia, significa pagare le tasse.
Pagare le tasse è qualcosa che nessuno fa mai realmente volentieri, per quanto si possa proclamare che è giusto, che lo si deve fare per il bene “della collettività”, che è un dovere collettivo, che è un atto (anzi, forse l’atto) tangibile della coesione sociale. Qualcuno infatti dice che le tasse sono come la morte, arrivano implacabili per tutti, qualche altro che sono come la droga.
La cosa certa è che i governi, tutti i governi devono imporre delle tasse per funzionare sapendo che i cittadini, tutti i cittadini poveri e ricchi, per quanta “pedagogia” sull’importanza e l’utilità si possa fare, storceranno sempre il naso e sempre avranno dei mal di pancia quando si viene al dunque del pagamento, piccolo o grande che sia.
I governi però possono adottare dei comportamenti per rendere meno amara la pillola. Uno è quello di utilizzare bene le tasse spese fornendo servizi ai propri cittadini, che, se pure sempre con difficoltà, possono rallegrarsi vedendo quando i denari dati allo stato ritornano sotto forma di servizi, per sé e per gli altri. Siccome se dovessi scrivere di come nel nostro paese si potrebbero usare le nostre tasse per scopi utili e graditi alla cittadinanza dovrei licenziarmi dal lavoro e scrivere un tomo di dimensioni bibliche preferisco soffermarmi su un altro punto. Voglio infatti considerare un secondo aspetto: la facilità del pagamento. Se infatti si deve pagare, che almeno la dichiarazione dei redditi e quindi il modo di pagare sia semplice ed accessibile, senza troppi timori di sbagliarsi o senza dover fare un corso in economia e commercio (o meglio, dover pagare un commercialista per pagare, “cornuti e mazziati”, insomma). L’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione on-line un software che permette di compilare direttamente dal proprio pc I principali modelli per la dichiarazione dei redditi. Il fatto è che considerate il livello di complicazione del nostro sistema ci vorranno come minimo un esperto tributarista e un esperto in informatica!
Per trovare un esempio dove sia facile pagare le tasse non bisogna andare molto lontano, basta passare le Alpi e recarsi in Francia. Come si pagano qui le tasse? Facilissimo, arriva una dichiarazione già riempita dal fisco, che recepisce direttamente dal datore di lavoro i guadagni, li integra con altre informazioni (i redditi di capitale, ai redditi finanziari, le plusvalenze, i redditi da lavoro autonomo, in altri termini tutti i redditi il cui esatto ammontare è conosciuto soltanto dal contribuente) e tutto è pronto!  Si può chiaramente modificare e integrare se ci sono differenze, ma in genere è tutto corretto e non si deve fare altro che rimandarla al fisco (anche online). Se poi si hanno dubbi, domande, situazioni particolari, è molto facile. Esistono dei centri pubblici che offrono gratuitamente assistenza. Basta andare, fare un po’ di coda e si hanno tutte le risposte ai propri dubbi. In caso di domande più facili è anche possibile solamente telefonare o mandare una mail (è preferibile la seconda per perdere meno tempo ed avere sempre una risposta).
Se poi si vuole essere ancora più certi o si hanno situazioni più complicate (sicuramente il caso dei lavoratori autonomi) nel mese che precede la scadenza della consegna della dichiarazione delle imposte, l’associazione dei commercialisti francesi mette a disposizione degli sportelli di consultazione per i cittadini. Gratis. C’è da notare come il numero dei commercialisti in Francia sia circa sei volte inferiore di quello dei commercialisti in Italia (17mila contro 110mila per una popolazione pressochè simile). A pensar male si direbbe che complessità e cavilli siano un vantaggio per una categoria e che mantenere lo status quo convenga in fin dei conti a qualcuno. Ma la dietrologia spesso prevede menti troppo ingegnose e pensanti, in Italia le situazioni più spesso si determinano da una stratificazione, da una mancanza di visione d’insieme, che poi certamente fa comodo a qualche lobby che ha gioco facile.
Per finire, capita spesso che si debbano avere rimborsi dal Fisco, sia in Italia sia in Francia. Bene, in Francia semplicemente l’anno successivo a quello in cui si è, per esempio, anticipato troppo, si riceve un bonifico direttamente sul proprio conto corrente. Perché in Francia il proprio conto corrente (e tutti sono obbligati ad averlo, tutti quelli che vogliono avere un lavoro e una casa) è “trasparente” al Fisco, sia in entrata sia in uscita.
Pagare le tasse non è mai bello, né tanto meno dover pagare multe al Fisco, ma una dichiarazione che non toglie molto tempo né denari (per non parlare dello stress psicofisico di poter pensare di essersi sbagliati), e la rapidità dei rimborsi, hanno certamente il pregio di “indorare la pillola”. E non è poco!

giovedì 19 maggio 2011

Una sera da Zoller

Mi piace mangiare… e il mio profilo (non quello di Facebook, quello davanti allo specchio) lo dimostra inequivocabilmente… però ho anche la convinzione di capire quello che sto mangiando e quindi mi ritengo in grado di dare un giudizio. Ovviamente questo giudizio risente dei miei personali gusti (non pretendo di essere “il verbo”) e delle mie personali e momentanee sensazioni ma siccome questo è il mio blog io pubblico quello che voglio e se non volete leggere passate oltre!
Questa non è una recensione. Di recensioni con tanto di voti, stelle, stelline, bicchieri, forchette, cucchiai, mestoli, schiacciapatate e simili ce ne sono fin troppe in giro su ogni tipo di locale. Non voglio quindi andarmi a impantanare in graduatorie improbabili. Diciamo che questo è un tributo. Ma non un tributo solenne, di quelli che sanno di ruffianeria. Un racconto semplice di una serata come tante.
La Gasthaus Zoller è per me una tappa fissa.. quando passo dalla Valle Aurina mi fermo sempre.. e mi fermo sempre perché vale la pena di fermarsi.. Zoller è una realtà storica, l’insegna reca addirittura la data 1635. Io non voglio iniziare la mia storia da allora, per ovvi motivi, ma mi basta raccontare le mie recenti esperienze.
Conosco questo posto da più di 10 anni, da quando con amici inziai a frequentarlo, ma dal 2007 le cose sono cambiate…. Dal 2007 il locale è gestito da Hannes Niedermair, pusterlese doc che ha il mestiere di oste nel sangue e che ha avuto il coraggio di fare scelte coraggiose e che  stanno ripagando. Il locale, già ai tempi che furono, era ben frequentato e aveva la nomea di posto dove si mangiava bene. Adesso, però, è un’altra cosa. Hannes e la sua compagna hanno deciso di ridurre notevolmente il menù dando però garanzia di cucina espressa (cioè tutti i piatti sono preparati al momento) e hanno eliminato il servizio pizzeria (scelta davvero non facile tenendo conto che la pizza era buona e i clienti non mancavano) per dedicarsi completamente al ristorante.
Il menù dà scarso spazio ai piatti locali per privilegiare piatti di carne e di pesce (fresco) di grande qualità. Un piatto al quale a mio parere non ci si può sottrarre sono i maccheroni della casa, che in realtà sono penne con una salsa al ragù con funghi e salame piccante. Lo so che detta così può sembrare una ricetta teutonica senza alcun senso. In realtà è un piatto ben equilibrato, molto saporito e che a me piace sempre molto. Un recensore professionista avrebbe pensato bene di scattare una fotografia al piatto, lo so, ma io non sono un recensore professionista e appena mi è arrivato non sono riuscito a trattenermi e così non esiste documentazione fotografica di ciò che ho descritto! Non importa, almeno sono riuscito a fermarmi per fotografare il piatto di insalata con tagliata di manzo (una volta credo si chiamasse “Variazione di insalate Zoller”) che si presenta bene e si fa mangiare ancor meglio. La carne di Aberdeen Angus è cotta perfettamente e qualche grano di sale Maldon ne amplifica il sapore senza però andarne a compromettere la delicatezza.
Ho già anticipato che mi piace mangiare.. e mangiare senza bere è vivere a metà! Quindi ho bagnato il tutto con un Merlot Collection 2009 di Gries. La cantina è una lama a doppio taglio da Zoller: le etichette sono molto poche, una ventina in tutto fra gli altoatesini e i produttori delle altre regioni, ma la qualità media è discreta e i ricarichi molto onesti. Certo, una cantina più vasta darebbe al locale qualcosa in più ma d’altra parte a questi giovani ristoratori qualche spunto di miglioramento bisogna pur concederlo, no?? In ogni caso se proprio non ci si accontenta del vino si può bere un’ottima birra austriaca Trumer.

Ciò che più mi colpisce ogni volta che ritorno qui è la passione. La passione per la cucina di qualità, la passione per le cose buone e allo stesso tempo una piccola mission educativa in una zona che, nonostante rientri nei confini territoriali, della cucina italiana ancora conosce poco. Passione dicevo, e siccome come dice George Hegel e come spesso cita il mio amico Luca Dallaturca “Niente di grande al mondo è stato fatto senza il contributo della passione” allora credo di essermi fermato nel posto giusto. Non è il miglior ristorante d’Italia, non lo vuole nemmeno essere, ma quello che fanno lo fanno bene, con grande serietà e competenza e locali come questo con persone come Hannes meritano una visita!

Gasthaus Zoller
Schloss-Neuhaus Str.13
39030 - Gais (BZ)
+39 0474 504086 

mercoledì 18 maggio 2011

Amo Milano, ma la colpa è vostra

Copio e Incollo un articolo comparso sul blog Sasaki Fujika che trovo molto interessante. So che un blog dovrebbe essere un'espressione personale ma non me ne frega niente: questo articolo mi piace io lo metto sulla mia bacheca dando a Cesare ciò che è di Cesare.
Si parla molto ultimamente visto il periodo elettorale (ora di ballottaggio) di come cambiare la città e spesso non ci si ferma un attimo a ragionare che la città è fatta da persone e sarebbero queste persone le prime a dover cambiare per dare un'aria diversa alla città. L''articolo riportato non è altro che un breve resoconto di una colazione al bar della durata di 5 minuti, ma da un bello spaccato di una realtà fatta da tante diverse sfumature....
Corso Magenta, è un piccola ed importante via nel centro storico di Milano. In corso Magenta ci sono nato, per dire. Un po' dietro in un pezzo di paradiso terrestre all'ombra di Santa Maria delle Grazie che è la chiesa che conserva il cenacolo di Leonardo da Vinci. Fanno quattro canti la fermata di due tram, tre attraversamenti pedonali, il collegio San Carlo (dal quale deriva il soprannome alla fighetteria milanese: sancarlino -cfr: pariolino, albarino, cabinotto, eccetera) e il bar Le Grazie. Al bar Le Grazie, spesso, vado a fare colazione: hanno una brioche al pistacchio che vale tutto il resto, di solito.
Di fronte al bar caffè Le Grazie ci sono tre piccoli parcheggi per i motorini. Di solito ci sono sopra parcheggiate una Mini e una mini car (quello dice: se ci stanno i motorini, posso starci anche io che sono un cinquantino).
Oggi c'era un solo posto libero e mi ci sono messo. Scendo ed entro nel bar. Saluto e pago un cappuccino ed una brioche (€2.50), aspetto che uno dei baristi finisca di rimpinguare la vetrinetta dei dolci con quelli appena sfornati che tiene in mano su una teglia, prendo quel che desidero (quella al pistacchio), mi avvicino al bancone e ordino un cappuccino tiepido, dico: buongiorno, mi fa un cappuccino tiepido? Mi risponde, glielo faccio subito. E mi fa un cappuccino tiepido. Il motivo per cui, non sempre, mi reco al bar caffè Le Grazie per fare colazione è facilmente riassumibile in: mi danno del lei, fanno quello che dico io.
Mentre faccio colazione si avvicinano al bancone due poliziotti più la solita fiumana di sancarlina fattura la quale, avendo parcheggiato in serena doppia fila e sui marciapiedi della via accanto e su quelli riservati ai motocicli, si appresta a far finalmente fruttare la prima mezz'ora della giornata travestendosi da sex&thecity, libera -se dio vuole- da quella rottura di scatole che sono i figli, compostamente, pettinatamente, scodellati al collegio di cui sopra. Questa scena accade ogni giorno, mentre inizia la ciatella chiedono distrattamente "un marocco", "un macchiato", "un orzo". Nessuno saluta, nessuno ringrazia: non è obbligatorio, è solo buona educazione, quella di base. Certo che ti servono lo stesso, lo fanno per mestiere non per farti un piacere.
Penso allora che vorrò osservare il comportamento dei poliziotti, e lo farò perché vorrò capire se le forze dell'ordine sono in grado di dare un buon esempio di educazione civica. La signora che pretendeva di parcheggiare la sua Mini (la seconda) al mio posto aveva lasciato la macchina davanti all'androne del portone di fianco e si affrettava a chiedere “un marocco, con poca schiumetta” e rivolgendosi alla cassa notificava che “poi ripasso e ti pago, ché adesso non c'ho il portafogli”. Nella mia breve vita ho notato che, spesso, quelli che "poi pago dopo" sono gli stessi che, vabbe' ma lasciamo perdere.
Tocca andare via, ho finito. Dico al barista, buongiorno grazie, poi uscendo guardo la cassiera e ridico: buongiorno, grazie. Esco e in mezzo secondo sono davanti al mio motorino, metto le chiavi nello sterzo per aprire la sella ed estrarre il casco, la Mini dietro di me si accende e, sovrasterzando per schivare l'altra Mini parcheggiata in verticale sul passo carrabile, si immette in Corso Magenta facendo frenare bruscamente il tram numero sedici che sopraggiungeva e l'altro che in direzione opposta l'ha vista sbucare dal nulla dietro al sedere di quella in sosta vietata. Quando passano i due tram, uno fuggendo dalla fermata l'altro arrivandovi, i pedoni ricominciano a provare ad attraversare la via ma è difficile perché un furgone prova a prendere il posto della Mini che è appena partita e per farlo taglia la strada ad una bicicletta che impreca traballando sul pavé. Con la coda dell'occhio vedo arrivare all'altro attraversamento i due poliziotti, sono in divisa, stanno fumando una sigaretta, ricordo d'un tratto d'averli visti uscire prima di me e ricordo anche che non hanno salutato né ringraziato nessuno e che la cosa non mi avesse affatto colpito e di averla cancellata praticamente al volo. Ho spazio per qualche centinaio di particelle incazzate simultanee, le cose semplici devo necessariamente smaltirle. Stanno lì con la divisa sbottonata il cappello in mano e la sigaretta nell'altra, intenti anche loro ad attraversare quel metro di strisce pedonali che in quel momento stanno sotto il fuoco incrociato di biciclette ed automobili. Quella che non li farà passare, obbligando il furgone a desistere nell'infilarsi dove nemmeno una Mini avrebbe potuto né dovuto, è un grande S.U.V nero guidato da un impaziente padre che un metro prima aveva scaricato due figli adolescenti di fronte all'entrata dell'ala liceale del San Carlo. Ora è al telefono, guida con la sola mano destra e deve inchiodare e poi ripartire sterzando alla sua destra di novanta gradi. I poliziotti lo vedono e si scansano, desistono, escono dalle strisce e si buttano in mezzo alla strada, fermando con la mano aperta una Vespa che infastidita dall'attesa stava sorpassando il S.U.V. Questa aggira anche i poliziotti, che nel frattempo deliberavano di chiudere l'attraversamento in diagonale e portarsi sul largo marciapiede antistante Santa Maria delle Grazie, e arriva di fronte a me, dove non c'è posto per parcheggiare perché i parcheggi sono solo tre ed io occupo l'ultimo. La Vespa è guidata da una ragazza molto giovane, avrà vent'anni, ha un'aria indispettita ma non arrabbiata, la guardo e mentre allaccio il casco e sto accendendo il motorino facendolo scendere dal cavalletto le dico: “ti lascio il posto”. Ma quella è già scesa, avendo lasciato la Vespa davanti a me con la ruota dietro sull'altra via e prendendo la borsa sta per attraversare la strada e andare verso l'altra parte della strada, si gira un secondo e mi dice: “no, tanto è uguale”.
E io ti dico: non è uguale. Non siete fighi, voi tutti, siete solo stronzi. Non siete educati, non siete civili, non vi fotte nemmeno di esserlo, non lo capite, non lo volete capire, non avete bisogno di capire. Siete solo nel posto sbagliato nel momento sbagliato e la colpa è sempre degli altri. Avete un milione di pretese e non siete nemmeno capaci di dire “grazie”“buongiono”; e non pensate a nulla fuorché voi stessi e le quattro minchiate del momento che vi occupano la testa. Siete sciatti e maleducati, pronti a nascondervi dietro la fretta e gli impegni, che ho anche io e molti altri insieme a me, eppure trovo il tempo per combattere una cazzo di lotta impari praticamente da solo. Solo contro gli stronzi, milioni di stronzi che non hanno cura di correggere errori che non sanno commettere. E non so più di chi sia la colpa.
L'unica cosa che so è che non servono le piste ciclabili, più parcheggi, meno smog e le madonne girate. Non avete bisogno di sindaci di destra, né di quelli di centro sinistra, e sinistra. Non è un battaglia tra PdL e PD, quella cittadina. È un tremenda ed inutile, invincibile, guerra tra “buongiorno” e “tanto è uguale”.
Parlate di cose vuote, vi stracciate le vesti per diritti inalienabili di 'stocazzo e non sapete gestire civilmente un cazzo di incrocio con due tram e venti pedoni. Ma soprattutto pensate che questa sia la normalità e tutto il resto Topolinia. Il che sarebbe già abbastanza deprimente se non fosse che so per certo che nessuno tra questi orrendi personaggi è un orco che mangia i bambini. Perché se lo fosse basterebbe prendere su i forconi e andare a cacciare l'orco dal villaggio. Invece sono tutte persone normali che per un istante, tutte insieme, di continuo, compiono piccoli gesti incivili dei quali non hanno percezione e se sì, fa lo stesso, tanto è un momento e poi torno.
È così che si mandano a puttane le città, non votando.
Non solo, perlomeno.

martedì 17 maggio 2011

L'Italia e Internet... un rapporto "frenato"

Gli italiani viaggiano su Internet con il freno a mano tirato. La conferma della lentezza delle reti informatiche del nostro Paese, e che induce molti addetti ai lavori a chiedere piu' sforzi per la banda larghissima, arriva da una ricerca svolta dalla societa' specializzata Akamai, da cui emerge che l'Italia sulla velocita' del web e' penultima in Europa (insieme alla Grecia e davanti solo alla Spagna), con 3,4 Mb per secondo. Al polo opposto, e con una velocita' quadrupla (13,7) si piazza la Corea del Sud. L'indagine di Akamai, che si basa sul traffico di 84mila server distribuiti in 72 Paesi, si riferisce al quarto trimestre del 2010 e riserva non poche sorprese, la prima delle quali e' che la citta' piu' veloce d'Europa non e' Londra o Parigi o una qualsiasi delle altre grandi capitali, ma Costanza, in Romania, al 56/mo posto nel mondo con 8,23 Mb. Il paese mitteleuropeo ha evidentemente puntato molto sullo sviluppo delle reti, visto che riesce a piazzare anche la citta' di Iasi in 75/ma posizione. Se però la prima città europea si piazza, come detto, solo al 56° posto questo significa che l’Europa ha un gap severo nei rispetti di altre aree mondiali. La classifica e' comunque dominata dalla Corea del Sud, che occupa la prima posizione con Taegu (18,36 Mb in media), le successive dieci e un totale di 16 citta' nelle prime 100 mondo (Seul e' all'11° posto). Molto bene si comporta anche il Giappone, che ha una velocita' media complessiva di 8,3 Mb/sec , con circa 60 citta' tra le prime 100.
E noi, nel nostro piccolo cosa possiamo fare per migliorare la velocità della nostra connessione internet? Innanzitutto scegliere il provider giusto. Il provider di servizi internet (ISP) è l'azienda che noi paghiamo per avere la connessione internet a casa o negli uffici. Tipicamente, per avere accesso a internet, si paga un abbonamento a uno dei grandi operatori delle telecomunicazioni che, in Italia, sono Fastweb, Telecom, Libero, Tiscali, Vodafone e cosi via.
Questi provider forniscono internet in modo diverso a seconda della tecnologia che adottano e la velocità di connessione e trasferimento dati cambia, anche di molto, in base all'operatore scelto.
In linea generale, al di la delle pubblicità, sempre pompate, che si vedono in televisione, dovrebbe accadere che, più costa l'abbonamento, più si scarica veloce e viceversa.
La domanda chiave allora è: Quale provider mi fa navigare su internet più velocemente in Italia?

La risposta si può trovare grazie alla raccolta di dati del sito Net Index il quale aggrega tutti i milioni di test sulla velocità di scaricamento dati effettuati in tutto il mondo tramite il servizio online SpeedTest.net, il principale sito per calcolare la velocità della propria connessione internet.
Come si potrà vedere nella lista dei 10 paesi e nelle 30 città in cui internet è più veloce, di Italia non vi è traccia!
Usando il mouse sulla cartina si potrà vedere la velocità media di download, in Italia che, al momento in cui scrivo, sta a 4,70 Mbps, valore inferiore rispetto paesi quali la Germania, Spagna, Francia, Inghilterra e tutti gli altri paesi europei.
Si potrà notare che la Bulgaria, la Moldova e la Romania hanno internet molto più veloce rispetto la media mondiale. Questo potrebbe essere interpretato pensando che in quei paesi l'infrastruttura delle telecomunicazioni sia nuova e che internet sia accessibile solo da una piccola percentuale della popolazione. Se poi nel dettaglio andiamo a controllare la lista delle città italiane per indirizzo IP, questa mostra come a Roma la connessione internet sia in media più lenta sia rispetto a Milano che rispetto a Napoli.
Senza considerare quindi né il costo né altri fattori quali l'assistenza tecnica o i servizi accessori forniti, questa verifica fornisce sicuramente un metodo attendibile di confronto nella fase di scelta del provider da pagare per collegarsi a internet.
 Certo, per chi come me ha iniziato a navigare con un vecchio modem a 28k già viaggiare a quasi 5Mbps può sembrare un incredibile traguardo ma se poi contestualizziamo la nostra realtà all’interno di un campione più ampio, per non dire globale, allora risulta evidente come la strada da fare sia ancora tanta. E siccome lo sviluppo sta sulla rete avere la possibilità per tutti di essere collegati alla rete e con una velocità di connessione elevata moltiplica le possibilità di crescita per un paese come il nostro che spesso si muove in ritardo rispetto agli altri e che si dimostra troppo immobile rispetto all’avanzamento della tecnologia.  

lunedì 16 maggio 2011

A volte sarebbe meglio star zitti!!

In Inghilterra un automobilista sembra aver pagato un caro prezzo per aver detto alla sua compagna di non essere attraente come Pippa Middleton. Il guidatore deve essere uno dei migliaia di ammiratori del fondoschiena della sorella di Kate che dal giorno del Royal Wedding ha fatto strage di consensi. Evidentemente il suo entusiasmo deve essere stato un po’ troppo marcato, o forse troppo infelice è stato il paragone fra il fondoschiena di Pippa e quello della sua fidanzata che ha presto chiarito il suo pensiero scrivendo sulla fiancata della Peugeot 206 del compagno la frase: “Is Pippa’s bum still better than mine???” letteralmente: “Il culo di Pippa è ancora meglio del mio???”
Dopo la comparsa al Royal Wedding le doti di Pippa sono risultate evidenti e dalle pagine di Facebook sono iniziati ad emergere i tributi. Un gruppo, The Pippa Middleton Ass Appreciation Society (“la Società dell’apprezzamento del culo di Pippa Middleton”), ora conta più di 219.000 iscritti e con più di 1.000 voti in 48 ore il famoso fondoschiena è ora al primo posto nel concorso The Rear Of The Year (“Il culo dell’anno”).
La macchina dell’ammiratore indiscreto è stata pizzicata attorno a Birmingham per il piacere dei passanti.
Il costruttore Clark Butler, 39 anni, da Digbeth, Birmingham, dice: ‘Lo abbiamo probabilemnte pensato in tanti ma non abbiamo avuto l’incauta idea di dichiararlo alle nostre mogli o fidanzate. Sembre che questo ragazzo abbia commesso l’errore più grave essendo troppo onesto. Chiunque sa che se la tua fidanzata ti chiede se qualcuna è più attraente di lei non bisogna mai rispondere affermativamente anche se fosse vero!”.
Il suo collega Derek Bushell, 50 anni, aggiunge: “Ci siamo tutti fatti una bella risata ma non credo che lui ne sia stato molto contento. Mi chiedo dove stesse andando con la macchina conciata così, io non mi ci sarei fatto vedere nemmeno morto!”.
Il fotografo Mathew Growcoot, colui che ha catturato il momento dichiara: “E’ successo tutto così in fretta, il conducente non stava  facendosi un giro, cercava di nascondere la faccia dalle occhiate della gente che lo indicava e rideva!”.
L’ammirazione per il fondoschiena di Pippa Middleton non mostra segnali di resa e un giorno è stato dedicato a questa pratica. Il 9 Settembre,il Venerdì successivo al suo 28mo compleanno, sarà il “Pippa Middleton Ass Appreciation Day” (giorno per l’apprezzamento del culo di Pippa Middleton”) e legioni di ammiratori renderanno omaggio alle sue curve. Nel frattempo una compagnia di produzione di film per adulti ha riportato di averle offerto 5 milioni di dollari per apparire in una singola scena di un film hard.
Quando certe "doti" valgono più di mille corsi di recitazione.....

sabato 14 maggio 2011

Otto per mille.... Otto per chi???

Tempo di dichiarazione dei redditi.. e quindi tempo di 8 per mille.. da destinare a chi??
Prima di tutto cos’è l’8 per mille? Come otto per mille viene definito il meccanismo con cui lo Stato italiano ripartisce, in base alle scelte dei contribuenti, l'8‰ dell'intero gettito fiscale IRPEF fra lo Stato e diverse confessioni religiose, per scopi definiti dalla legge. Quindi il meccanismo è apparentemente semplice: il contribuente può optare per destinare il suo otto per mille ad uno tra i soggetti che hanno stipulato una convenzione con lo Stato Italiano, per scopi sociali o benefici o di sostegno religioso. Oppure può omettere la destinazione, lasciando la somma allo Stato, sempre per scopi sociali o di Protezione Civile.
Fin qui sembra tutto semplice e pulito: li danno a chi decidiamo noii...più bello di così... In realtà le cose stanno in modo differente, parecchio differente!
Più o meno il 60% dei contribuenti (circa 20 milioni) NON esprime esplicitamente la scelta di un destinatario, ritenendo così di lasciare la somma allo Stato. E qui sta il trucco: questo 60% non va allo stato! Viene invece distribuito, di nuovo,  tra i soggetti concordatari secondo le stesse percentuali con cui sono state effettivamente destinate le somme per cui è stata fatta un'opzione esplicita. In pratica, le preferenze espresse vengono usate per spartire anche la somma per cui non è stata espressa una preferenza.
Cioè, visto che circa l'87% delle destinazioni esplicitamente scelte è per la Chiesa Cattolica, o meglio alla Conferenza Episcopale Italiana, anche l'87% di quel 60% che non ha optato va alla Chiesa Cattolica...e noi nemmeno lo sappiamo!
Ecco perché la Chiesa spende tutti quei soldi per fare pubblicità affinché le diamo l'otto per mille: così facendo, non si accaparrano solo il nostro 8x1000, ma sopratutto cresce l'effetto moltiplicatore sulla quota non destinata. L’incasso della Chiesa per l’otto per mille è passato dai 210 milioni di euro del 1990 al miliardo e nove milioni del 2009…
Non finisce qui! Infatti non tutti gli enti concordatari si impegnano ad impiegare le somme ricevute per progetti di utilità sociale, sviluppo, beneficenza. Ad esempio, la Chiesa Cattolica dichiara di utilizzarli per pagare gli stipendi del clero, per la manutenzione delle chiese E per beneficenza: di fatto, contrariamente a quanto sbandierato dagli spot televisivi, meno del 20% viene destinato ad interventi caritativi.
Nelle pubblicità con cui cerca di ottenere il nostro 8x1000, la CEI  dichiara la seguente distribuzione di utilizzo (2004): 442 milioni di Euro a "esigenze di culto e pastorale", 319 milioni per sostentamento del clero ed un misero 190 milioni a interventi caritativi.Altri enti, invece, si impegnano a destinare l'intera somma a scopi sociali, senza utilizzarla nemmeno in parte per il proprio sostentamento. Tra questi la Chiesa Valdese, che spende i suoi fondi solo per scopi sociali e umanitari e non per fini di culto, li assegna con una procedura trasparente e rende conto di quanto fatto.
Certo, perchè anche questo aspetto, la trasparenza appunto, è molto importante. Non tutti infatti dichiarano come utilizzano l‘8 per mille ricevuto: la Chiesa Cattolica, non pubblica nessun bilancio  online della destinazione, e solo con molta difficoltà è stato possibile ottenere dei bilanci parziali e poco divulgati, dai quali risulta che la fetta più grossa serve a sostentare l'apparato del clero in termini di stipendi per sacerdoti e per il loro personale di servizio (visto che non esiste più la Perpetua).
Lo Stato stesso è poco trasparente nel divulgare la destinazione della propria quota, in parte destinata alla Protezione Civile, ma in buona parte riversata su progetti gestiti...dalla CEI! Altri enti, invece, pubblicano online i bilanci ufficiali e completi dell'impiego della somma ricevuta. Inutile dire che tra i siti più esaurienti in questo senso troviamo ancora la Chiesa Valdese. Credete che io sia un fanatico Valdese in cerca di contributi per la propria Chiesa?? Siete fuori strada!!
Se ciò che scrivo io può sembrare non credibile basta leggere le dichiarazioni di Attilio Nicora, Cardinale presidente dell´amministrazione della Santa sede (insomma non proprio un anticlericale!): "solo il 20% dell‘8 per mille viene usato per iniziative di beneficenza o carità. Il 35% va al sostentamento del clero e il 45% a esigenze di culto".  
C’è un esempio che evidenzia ancor più la discrepanza fra l’idea che si ha comunemente circa l’uso dell‘8 per mille e la realtà. Anno 2009, destinazione di spesa da parte della Chiesa Cattolica:
-  cifra totale destinata ai terremotati di L´Aquila e Haiti: 7 milioni di Euro
- cifra totale destinata agli spot pubblicitari per promuovere la destinazione dell‘8 per mille alla Chiesa Cattolica: 9 milioni di Euro..
Pubblicità ingannevole, si direbbe…

mercoledì 11 maggio 2011

Che Business di m………

Secondo recenti statistiche, tra i prodotti più venduti al mercato nero in Corea del Nord sono i jeans aderenti, film a luci rosse e… escrementi umani.
Mentre i primi due prodotti possono essere abbastanza facilmente “compresi” – i jeans per la passione per i vestiti delle donne, i film… per la passione degli uomini per le donne senza vestiti – certamente il successo degli escrementi umani lascia molto perplessi.
In realtà una ragione c’è. Infatti, tradizionalmente, molte famiglie contadine usavano i propri escrementi per concimare i campi. Sembra però che si si stia verificando nelgi ultimi anni una carenza di escrementi – non sappiamo se perché la gente ha cambiato dieta oppure perché in molti hanno smesso di tenere da parte gli escrementi.
Fatto sta che per sopperire a questa carenza di concime, sono nati una serie di negozi specializzati nella compravendita di escrementi umani, destinati alle famiglie che da sole “non producono abbastanza”.

martedì 10 maggio 2011

Due casi simili.. Due paesi diversi... Due risultati MOLTO diversi....

 
Calisto Tanzi
Mille milioni di euro persi in tutto, 32 mila risparmiatori rovinati, 170 mila azionisti ed obbligazionisti danneggiati. Questi i numeri del crac Parmalat del 2003.
Risultato: otto anni e un mese di reclusione con l′accusa di aggiotaggio. E’ questa la condanna definitiva per l′ex patron della parmalat Calisto Tanzi. Così si è espressa la Cassazione nella sentenza emessa pochi giorni fa, confermando la precedente decisione della Corte di Appello di Milano, dello scorso 26 maggio 2010. Ad un anno di distanza, dunque, i supremi giudici confermano la validità della precedente sentenza, mitigandola un poco in favore di Calisto Tanzi, sono infatti scaduti i termini di legge per quanto riguarda il reato di false informazioni fornite al mercato.
Le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori si stanno facendo sentire soprattutto in merito alla delusione per quanto riguarda il fatto che le banche, che erano state al corrente della modifica dei bond ad opera di Tanzi, fidandosi del finanziere hanno contribuito al fallimento degli azionisti ed escono ora indenni dal procedimento giudiziario, senza prendere parte in alcun modo alla pena.

Con tutte le differenziazioni del caso vorrei fare, per quanto possibile, un parallelo con una vicenza simile (nel risultato sui risparmiatori, non nelle modalità) avvenuta negli USA.
Sto parlando di Bernard Madoff, imprenditore statunitense accusato di una delle più grandi frodi finanziarie di tutti i tempi.

Uno era chiamato il Guru di Wall Street, il mago della finanza globale, il talentuoso mr. Madoff. Tanzi era chiamato il Cavaliere, il patron del latte, l’inventore della Coca Cola del latte e con Madoff ha diversi punti in comune: tutti e due nati nel 1938, il primo a novembre l’altro in aprile. Dopo essere sbarcati in Borsa hanno messo in atto un meccanismo semplice, ma astuto che ha funzionato per vent’anni prima di cadere come un castello di carte al primo rifolo di vento. Chiedevano soldi in prestito alle banche e agli investitori per risarcire finanziamenti chiesti in precedenza. Così la sfida ogni volta era quella di trovare un nuovo metodo per cavar fuori un nuovo gruzzolo dagli investitori. Con le loro peripezie sono riusciti a creare imperi assoluti, strutture inimmaginabili di società e denari fino a cadere nel baratro. Il “buco nel latte” ha causato un default finanziario, a fine 2003, da 14 miliardi di euro. L’americano condannato oggi ha provocato invece un “buco” da 50 miliardi di dollari che ha messo in crisi il sistema occidentale delle banche.
Ma come è andata a Madoff? Beh, direi maluccio rispetto al Cavaliere se consideriamo che si trova al fresco in un penitenziario in Nord Carolina con una pena da scontare di 150 anni!!
Mentre il newyorchese, anche se nel giorno della sentenza, ha ammesso la propria colpevolezza (si è alzato in piedi in aula e ha scandito le parole: “Non ci sono scuse per il mio comportamento”), il collecchiese non lo ha mai fatto, ha provato a chiedere scusa offrendo alcuni beni di famiglia (il super veliero Te Vega e altro) ma ha sempre affermato che la colpa sarebbe delle banche.
Bernard Madoff

 Oltre alla differenza in termini di pena c’è anche un’altra non trascurabile differenza fra i due casi. Tanzi paga quel poco o tanto che pagherà. Le banche, che hanno collocato senza tanti scrupoli i suoi titoli spazzatura, invece no. Hanno scucito qualcosa, con le revocatorie di questi anni. Ma non abbastanza. Né gli istituti di credito italiani, né quelli esteri. Invece per la truffa del Sig. Madoff il liquidatore Irving Picard sta facendo sputare sangue alle banche. In questi giorni ha formalizzato nuove richieste di risarcimento per quasi un miliardo di dollari, nei confronti di sette istituti, da Citigroup a Nomura, da Merrill Lynch ad Abn Ambro. Nel passato richieste analoghe erano state presentate contro colossi del calibro di Jp Morgan, Ubs, Hsbc.
Il totale dei risarcimenti richiesti sale così a 35 miliardi. Poco più dellametà della voragine da 65 miliardi causata da Madoff. Anche qui, non è abbastanza. Ma c’è una differenza: in America anche le banche piangono. In Italia piangono solo le famiglie.