Mille milioni di euro persi in tutto, 32 mila risparmiatori rovinati, 170 mila azionisti ed obbligazionisti danneggiati. Questi i numeri del crac Parmalat del 2003.
Risultato: otto anni e un mese di reclusione con l′accusa di aggiotaggio. E’ questa la condanna definitiva per l′ex patron della parmalat Calisto Tanzi. Così si è espressa la Cassazione nella sentenza emessa pochi giorni fa, confermando la precedente decisione della Corte di Appello di Milano, dello scorso 26 maggio 2010. Ad un anno di distanza, dunque, i supremi giudici confermano la validità della precedente sentenza, mitigandola un poco in favore di Calisto Tanzi, sono infatti scaduti i termini di legge per quanto riguarda il reato di false informazioni fornite al mercato.
Le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori si stanno facendo sentire soprattutto in merito alla delusione per quanto riguarda il fatto che le banche, che erano state al corrente della modifica dei bond ad opera di Tanzi, fidandosi del finanziere hanno contribuito al fallimento degli azionisti ed escono ora indenni dal procedimento giudiziario, senza prendere parte in alcun modo alla pena.
Con tutte le differenziazioni del caso vorrei fare, per quanto possibile, un parallelo con una vicenza simile (nel risultato sui risparmiatori, non nelle modalità) avvenuta negli USA.
Sto parlando di Bernard Madoff, imprenditore statunitense accusato di una delle più grandi frodi finanziarie di tutti i tempi.
Uno era chiamato il Guru di Wall Street, il mago della finanza globale, il talentuoso mr. Madoff. Tanzi era chiamato il Cavaliere, il patron del latte, l’inventore della Coca Cola del latte e con Madoff ha diversi punti in comune: tutti e due nati nel 1938, il primo a novembre l’altro in aprile. Dopo essere sbarcati in Borsa hanno messo in atto un meccanismo semplice, ma astuto che ha funzionato per vent’anni prima di cadere come un castello di carte al primo rifolo di vento. Chiedevano soldi in prestito alle banche e agli investitori per risarcire finanziamenti chiesti in precedenza. Così la sfida ogni volta era quella di trovare un nuovo metodo per cavar fuori un nuovo gruzzolo dagli investitori. Con le loro peripezie sono riusciti a creare imperi assoluti, strutture inimmaginabili di società e denari fino a cadere nel baratro. Il “buco nel latte” ha causato un default finanziario, a fine 2003, da 14 miliardi di euro. L’americano condannato oggi ha provocato invece un “buco” da 50 miliardi di dollari che ha messo in crisi il sistema occidentale delle banche.
Ma come è andata a Madoff? Beh, direi maluccio rispetto al Cavaliere se consideriamo che si trova al fresco in un penitenziario in Nord Carolina con una pena da scontare di 150 anni!!
Ma come è andata a Madoff? Beh, direi maluccio rispetto al Cavaliere se consideriamo che si trova al fresco in un penitenziario in Nord Carolina con una pena da scontare di 150 anni!!
Mentre il newyorchese, anche se nel giorno della sentenza, ha ammesso la propria colpevolezza (si è alzato in piedi in aula e ha scandito le parole: “Non ci sono scuse per il mio comportamento”), il collecchiese non lo ha mai fatto, ha provato a chiedere scusa offrendo alcuni beni di famiglia (il super veliero Te Vega e altro) ma ha sempre affermato che la colpa sarebbe delle banche.
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| Bernard Madoff |
Oltre alla differenza in termini di pena c’è anche un’altra non trascurabile differenza fra i due casi. Tanzi paga quel poco o tanto che pagherà. Le banche, che hanno collocato senza tanti scrupoli i suoi titoli spazzatura, invece no. Hanno scucito qualcosa, con le revocatorie di questi anni. Ma non abbastanza. Né gli istituti di credito italiani, né quelli esteri. Invece per la truffa del Sig. Madoff il liquidatore Irving Picard sta facendo sputare sangue alle banche. In questi giorni ha formalizzato nuove richieste di risarcimento per quasi un miliardo di dollari, nei confronti di sette istituti, da Citigroup a Nomura, da Merrill Lynch ad Abn Ambro. Nel passato richieste analoghe erano state presentate contro colossi del calibro di Jp Morgan, Ubs, Hsbc.
Il totale dei risarcimenti richiesti sale così a 35 miliardi. Poco più dellametà della voragine da 65 miliardi causata da Madoff. Anche qui, non è abbastanza. Ma c’è una differenza: in America anche le banche piangono. In Italia piangono solo le famiglie.


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