Certo, la libertà… Libertà di informazione, di pensiero, di scelta… Valore importantissimo, di questi tempi spesso citato come “a rischio in un’Italia governata da un regime che controlla giornali e televisioni”… Più che altro ci sarebbe da aver paura che la gente non possa più avere una testa per ragionare sulle notizie, per farsi una propria idea sul fatto, per non considerare come oro colato tutto ciò che viene sfornato dagli organi di informazione.Certo che se poi la censura viene richiesta (e ottenuta) da coloro che si sono sempre ritenuti e continuano a ritenersi i paladini della libertà, i fautori della democrazia (e qualcuno aggiungerebbe anche i gendarmi della memoria), beh, allora c’è da iniziare a preoccuparsi.
Mi riferisco alla sentenza con la quale il Tribunale di Milano ha deciso di mandare al macero "Falce e carrello", il libro scritto nel 2007 dal patron di Esselunga Bernardo Caprotti.
Caprotti è stato condannato dal Tribunale di Milano per illecita concorrenza nei confronti di Coop Italia. Nel suo libro l‘imprenditore denuncia l’ostruzionismo degli amministratori locali e degli operatori economici delle regioni «rosse». Per i giudici, il pamphlet denigra il concorrente. I giudici hanno anche condannato il curatore della prefazione, il coautore e la casa editrice Marsilio. In più si ordina l’immediato ritiro di tutte le copie del libro, una censura insomma. Un po’ illiberale e troppo simile a tremendi roghi dei libri del passato. Io mi chiedo dove siano i “fenomeni” della libertà di stampa in questo caso, quelli sempre pronti ad andare in piazza ogni volta che l'irrinunciabile diritto viene anche solo minimamente sfiorato da decisioni autocratiche.
Vorrei però analizzare una breve parte delle motivazioni della sentenza perché vi assicuro che non mi è perfettamente chiara (quale sentenza dei tribunali lo è direte voi…).
Il tribunale ha così sentenziato : il libro va distrutto perché è da considerarsi concorrenza sleale. Concorrenza sleale??????? E sempre nelle motivazioni si legge: <.....condannati «ad astenersi dal reiterare la pubblicazione e la diffusione in qualsiasi forma degli scritti contenuti nel libro» nonché «a ritirare dal mercato le copie di libri invendute e/o non ancora distribuite». E questo a prescindere dalla verità o falsità delle accuse contenute nel volume. Perché, come ha scritto il giudice, per configurare l'illecita concorrenza «non ha alcun rilievo che i fatti 'denunciati' e quanto scritto» dagli autori «sia vero oppure no».> Ho capito bene??? Non interessa se le denunce riportate nel libro siano vere o false????? Il libro l'ho letto, e le accuse sono pesanti. Mi chiedo come mai, con l'obbligatorietà dell'azione penale (lo dice la costituzione) si sia proceduto ad una simile sentenza. Se le accuse sono vere, come pensano in molti visti i dati oggettivi e i documenti amministrativi riportati come allegati nel libro, non esisterebbe la "concorrenza sleale". Quindi, in un paese democratico, e normale, per poter procedere a una sentenza di colpevolezza per "concorrenza sleale", si dovrebbe per prima cosa indagare sulle denunce riportate nel libro.
D'accordo le Coop non si toccano, venerate come una reliquia sacra e quindi bisognose di robuste esenzioni fiscali, ma per questo il libro deve essere bandito, gettato al macero, bloccato nella pubblicazione, per sentenza di un tribunale che dovrebbe giudicare nel nome del popolo italiano e non in quello dei baroni dei supermercati politicamente corretti?
Sul libro di Caprotti, che ho riletto negli ultimi giorni, sono riportate con dovizia di particolari e di fonti non solo le vicissitudini che Esselunga ha passato per riuscire ad aprire supermercati in alcune ben definite zone d’Italia, ma anche dei numeri molto interessanti per considerare il mercato italiano dei supermercati (scusate il gioco di parole).
Non ho nulla da eccepire dal punto di vista “commerciale” sul comportamento di Coop, nel senso che so e capisco bene come per evitare l’apertura di un pericoloso concorrente si possa anche ricorrere a pagare un pezzo di terra 10 volte il suo valore o cose di questo genere. Unico problema è che poi qualcuno queste spese le dovrà pur pagare… Provate a indovinare chi!!!
Da studi effettuati da Panel International nel 2006 (e pubblicati sul libro di Caprotti) risulta chiaro come nelle zone in cui c’è meno concorrenza (penso alla Toscana, dove la Coop ha una presenza sul mercato del 60%, che significa che su 100 litri di latte 60 sono venduti attraverso negozi Coop) il livello dei prezzi sia sensibilmente più alto che nelle zone dove c’è maggiore concorrenza. Niente di nuovo sotto il sole, direte, questa è la base del mercato, del libero mercato, libero appunto… Quindi, ciò che ritengo strano non è che Coop abbia agito in un certo modo, ma che nessun consumatore si lamenti.
Il mio non vuole essere un discorso politico, non perdo tempo in queste cose. Mi chiedo solo come mai tante persone sono così attente alle spese, sempre pronte ad accusare la casta per ogni centesimo che esce dalle loro tasche non facciano un po’ più attenzione a questi aspetti. Mi chiedo come mai una trasmissione così interessante, socialmente utile e politically uncorrect come Report non abbia pensato a dedicare una puntata a queste stranezze del nostro mercato, stranezze a cui di solito gli autori del programma della Gabanelli sono molto interessati. Vorrei vedere i vari “indignados” lamentarsi per la mancanza di pluralità e quindi di convenienza per il povero consumatore indifeso...
Ma forse quando il comune cittadino (forse sarebbe meglio chiamarlo popolo bue) viene fregato dalle Coop allora brucia meno, forse è il prezzo da pagare alla democrazia… o forse, visto che la Coop sei tu allora se Coop te lo mette in quel posto è come se te lo mettessi da solo!

