sabato 24 settembre 2011

Carrello e censura

Certo, la libertà… Libertà di informazione, di pensiero, di scelta… Valore importantissimo, di questi tempi spesso citato come “a rischio in un’Italia governata da un regime che controlla giornali e televisioni”… Più che altro ci sarebbe da aver paura che la gente non possa più avere una testa per ragionare sulle notizie, per farsi una propria idea sul fatto, per non considerare come oro colato tutto ciò che viene sfornato dagli organi di informazione.
Certo che se poi la censura viene richiesta (e ottenuta) da coloro che si sono sempre ritenuti e continuano a ritenersi i paladini della libertà, i fautori della democrazia (e qualcuno aggiungerebbe anche i gendarmi della memoria), beh, allora c’è da iniziare a preoccuparsi.
Mi riferisco alla sentenza con la quale il Tribunale di Milano ha deciso di mandare al macero "Falce e carrello", il libro scritto nel 2007 dal patron di Esselunga Bernardo Caprotti.
Caprotti è stato condannato dal Tribunale di Milano per illecita concorrenza nei confronti di Coop Italia. Nel suo libro l‘imprenditore denuncia l’ostruzionismo degli amministratori locali e degli operatori economici delle regioni «rosse». Per i giudici, il pamphlet denigra il concorrente. I giudici hanno anche condannato il curatore della prefazione, il coautore e la casa editrice Marsilio. In più si ordina l’immediato ritiro di tutte le copie del libro, una censura insomma. Un po’ illiberale e troppo simile a tremendi roghi dei libri del passato. Io mi chiedo dove siano i “fenomeni” della libertà di stampa in questo caso, quelli sempre pronti ad andare in piazza ogni volta che l'irrinunciabile diritto viene anche solo minimamente sfiorato da decisioni autocratiche.
Vorrei però analizzare una breve parte delle motivazioni della sentenza perché vi assicuro che non mi è perfettamente chiara (quale sentenza dei tribunali lo è direte voi…).
Il tribunale ha così sentenziato : il libro va distrutto perché è da considerarsi concorrenza sleale. Concorrenza sleale??????? E sempre nelle motivazioni si legge: <.....condannati «ad astenersi dal reiterare la pubblicazione e la diffusione in qualsiasi forma degli scritti contenuti nel libro» nonché «a ritirare dal mercato le copie di libri invendute e/o non ancora distribuite». E questo a prescindere dalla verità o falsità delle accuse contenute nel volume. Perché, come ha scritto il giudice, per configurare l'illecita concorrenza «non ha alcun rilievo che i fatti 'denunciati' e quanto scritto» dagli autori «sia vero oppure no».> Ho capito bene??? Non interessa se le denunce riportate nel libro siano vere o false????? Il libro l'ho letto, e le accuse sono pesanti. Mi chiedo come mai, con l'obbligatorietà dell'azione penale (lo dice la costituzione) si sia proceduto ad una simile sentenza. Se le accuse sono vere, come pensano in molti visti i dati oggettivi e i documenti amministrativi riportati come allegati nel libro, non esisterebbe la "concorrenza sleale". Quindi, in un paese democratico, e normale, per poter procedere a una sentenza di colpevolezza per "concorrenza sleale", si dovrebbe per prima cosa indagare sulle denunce riportate nel libro.
D'accordo le Coop non si toccano, venerate come una reliquia sacra e quindi bisognose di robuste esenzioni fiscali, ma per questo il libro deve essere bandito, gettato al macero, bloccato nella pubblicazione, per sentenza di un tribunale che dovrebbe giudicare nel nome del popolo italiano e non in quello dei baroni dei supermercati politicamente corretti?
Sul libro di Caprotti, che ho riletto negli ultimi giorni, sono riportate con dovizia di particolari e di fonti non solo le vicissitudini che Esselunga ha passato per riuscire ad aprire supermercati in alcune ben definite zone d’Italia, ma anche dei numeri molto interessanti per considerare il mercato italiano dei supermercati (scusate il gioco di parole).
Non ho nulla da eccepire dal punto di vista “commerciale” sul comportamento di Coop, nel senso che so e capisco bene come per evitare l’apertura di un pericoloso concorrente si possa anche ricorrere a pagare un pezzo di terra 10 volte il suo valore o cose di questo genere. Unico problema è che poi qualcuno queste spese le dovrà pur pagare… Provate a indovinare chi!!!
Da studi effettuati da Panel International nel 2006 (e pubblicati sul libro di Caprotti) risulta chiaro come nelle zone in cui c’è meno concorrenza (penso alla Toscana, dove la Coop ha una presenza sul mercato del 60%, che significa che su 100 litri di latte 60 sono venduti attraverso negozi Coop) il livello dei prezzi sia sensibilmente più alto che nelle zone dove c’è maggiore concorrenza. Niente di nuovo sotto il sole, direte, questa è la base del mercato, del libero mercato, libero appunto…
Quindi, ciò che ritengo strano non è che Coop abbia agito in un certo modo, ma che nessun consumatore si lamenti.
Il mio non vuole essere un discorso politico, non perdo tempo in queste cose. Mi chiedo solo come mai tante persone sono così attente alle spese, sempre pronte ad accusare la casta per ogni centesimo che esce dalle loro tasche non facciano un po’ più attenzione a questi aspetti. Mi chiedo come mai una trasmissione così interessante, socialmente utile e politically uncorrect come Report non abbia pensato a dedicare una puntata a queste stranezze del nostro mercato, stranezze a cui di solito gli autori del programma della Gabanelli sono molto interessati. Vorrei vedere i vari “indignados” lamentarsi per la mancanza di pluralità e quindi di convenienza per il povero consumatore indifeso...
 Ma forse quando il comune cittadino (forse sarebbe meglio chiamarlo popolo bue) viene fregato dalle Coop allora brucia meno, forse è il prezzo da pagare alla democrazia… o forse, visto che la Coop sei tu allora se Coop te lo mette in quel posto è come se te lo mettessi da solo!



mercoledì 7 settembre 2011

Autostrade per............

Come promesso in un articolo di qualche tempo fa voglio ritornare sulla questione di Autostrade Spa, o meglio, Autostrade per l’Italia, o meglio, Autostrade per una parte (molto piccola) d' Italia…
Negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, sulle autostrade costruite dall'Iri con il cemento di Pesenti, alla guida delle utilitarie Fiat, gli italiani scoprivano una libertà fino ad allora sconosciuta: la libertà di movimento. Mezzo secolo dopo, a bordo di automobili e camion per lo più di fabbricazione estera, gli italiani maledicono gli ingorghi e le code. Il Telepass, almeno, funziona bene, è vero. I cartelloni elettronici forniscono informazioni utili e severi avvertimenti: «Un morto su due è per eccesso di velocità». Stazioni di servizio e punti di ristoro sono ottimi. Gli incidenti, si dice, diminuiscono, specialmente quelli mortali. Ma la rete italiana, circa 6.500 chilometri, dei quali 5.400 a pedaggio, è la più intasata d'Europa con 5.809 veicoli per ogni chilometro contro i 3.218 della media continentale. Gli italiani non sono più fieri delle loro autostrade. Tutti tranne uno: Gilberto Benetton, che al casello estrae oro.
Ma come è iniziata questa storia???
Benetton nel 2000 acquistò dall’IRI (quindi dallo stato italiano) tramite Schemaventotto, società controllata dalla famiglia Benetton, il 30% della società Autostrade (ora Atlantia) investendo 2,5 miliardi di euro (1,3 di mezzi propri e 1,2 di debito). Il prezzo di mercato si aggirava intorno ai 6 euro per azione.
Nel 2003 (soli 3 anni dopo) Benetton lanciò un'OPA sull'intera società a un prezzo già molto piu' alto (circa 10 Euro… pensate se lo stato l'avesse tenuta in portafoglio...) acquisendo un’ampissima magioranza di Autostrade però, occhio, senza metterci un Euro suo. L'Opa, infatti, è stata finanziata dalle banche. La società veicolo dell' Opa con tutto il suo debito si è poi fusa con Autostrade. La partecipazione di Schemaventotto si è diluita in proporzione, mail costo dell’Opa è finito sulle spalle della ricca controllata. Schemaventotto ha poi venduto un po' di azioni Autostrade, scendendo al 50,1%, e ha così azzerato la sua esposizione.
Il signor Benetton fra il 2000 e il 2009 ha prelevato da Autostrade 1,4 miliardi di dividendi. Inoltre ha collocato in borsa il 12% della società a un prezzo molto piu' alto incassando altri 1,2 miliardi.
Quindi Benetton in soli 9 anni è rientrato dall’investimento, ha azzerato i debiti e ha in portafoglio una società che vale oltre 2,8 miliardi di Euro. Ovvero, un ritorno economico sul capitale investito di ben oltre il 200%.
Io non sono chiaramente un nemico delle privatizzazioni, anzi, ne sono un grande supporter ma vorrei che fossero fatte, talvolta, seguendo die criteri un tantino più severi.
A parte che bisognava considerare alcuni punti chiave quali il reinvestimento dei profitti per migliorare la rete (cosa che avviene in maniera minima) e la gestione di ANAS (che, perennemente in debito, un tempo poteva venir finanziata dai guadagni di Autostrade, ora non più quindi paghiamo noi).
Il problema principale è stata la gestione da parte del signor Benetton del sistema autostradale in modo abbastanza “monopolistico”. Cosa significa?
Semplice, Atlantia è una holding e le concessioni governative autostradali sono solo una parte delle attività della holding; nel corso degli anni Benetton ha creato una serie di servizi che sono legati al business delle Autostrade, ma sono stati tenuti separati dalla società concessionaria.
Supponiamo che la concessione autostradale venga data a Benetton per 10 anni dallo stato italiano. Accanto a questa concessione Benetton fa nascere dei servizi a pagamento che tiene fuori dal sistema concessionario.
Quando lo stato rinegozierà la concessione sarà in posizione molto debole nei confronti di Benetton. Infatti, se la concessione dovesse essere data a qualcun altro...questo qualcuno, non avendo tutti i servizi costruiti da Benetton nel tempo, o se li farà lui o li dovrà chiedere a Benetton (con chiaramente profitto lui).
Questo qualcun altro trovandosi in questa scomoda situazione non potrà che offrire poco per la concessione. Quindi, molto probabilmente, Benetton riuscirà a rinnovare la concessione nuovamente a un prezzo molto basso.
Non voglio soffermarmi a parlare delle tariffe perché abbiamo già visto come vengono calcolate e ogni ulteriore parola a riguardo è superflua.
A qualcuno non è chiaro a cosa io mi riferisca quando si parla di servizi?? Vi faccio un paio di esempi!
- Telepass, che è stato introdotto da Benetton, gli ha permesso, non solo notevoli risparmi dal lato del personale (meno casellanti) ma anche grossi profitti affittando agli utenti il telepass (non si puo' acquistare). Venendo a creare una rendita ingiustificata, infatti in molti paesi del mondo il Telepass o si puo' acquistare o è gratuito. Ricordo che Telepass è una Spa posseduta da Atlantia ma non ha nulla a che fare con la concessione della rete autostradale.
- Pavimental è la società che fa le opere autostradali. Pavimental è posseduta per il 71,67% dal Gruppo Atlantia (Benetton) mentre un’altra quota significativa pari al 25.86% è oggi posseduta dal Gruppo Gavio. Fino a poco tempo fa doveva aggiudicarsi le opere tramite appalti. Da qualche tempo a questa parte, gli appalti sono sospesi e le opere vengono date alla Pavimental.
Gonfiando i profitti di Pavimental, Benetton, giustifica poi nei confronti del governo il bisogno di tariffe autostradali più elevate. Pavimental è posseduta per il 71,67% dal Gruppo Atlantia (Benetton) mentre un’altra quota significativa pari al 25.86% è oggi posseduta dal Gruppo Gavio.
- Spea- Ingegneria Europea Spa, attiva nei settori della progettazione, della direzione lavori e del monitoraggio e manutenzione programmata di opere stradali.
- EsseDiEsse Società di Servizi, che gestisce in pool i servizi amministrativi, la gestione paghe, i servizi generali e la gestione immobiliare per l'intero gruppo.
- AD Moving, che opera nella commercializzazione di spazi e servizi pubblicitari e nella gestione di eventi nelle aree di servizio.
- Port Mobility Spa, attiva nella gestione di servizi nell'ambito portuale di Civitavecchia.
- Infoblu Spa che svolge attività relative alla produzione e diffusione di servizi informativi sulle condizioni del traffico lungo la rete autostradale.

Dulcis in fundo dovrei probabilmente ricordare che la famiglia Benetton controlla anche Autogrill Spa attraverso la società SchemaTrentaquattro (a proposito, che fantasia nei nomi!!) ed è inutile ricordare che Autogrill (di Benetton) gestisce la maggior parte delle aree di servizio di Autostrade Spa (di Benetton) ma questa è un’altra storia e se avrò voglia ne parlerò….