lunedì 3 dicembre 2012

L'elettore etichettato

Le primarie del centrosinistra sono finite da poche ore e dal punto di vista della partecipazione sono senza dubbi state un successo. Lo sono state, a mio parere, un po' meno dal punto di vista dell'immagine.
La vittoria di Bersani, facilmente preventivabile, ha assunto i toni di un successo plebiscitario senza precedenti mentre non credo che per un segretario di partito che tiene in mano tutta la nomenklatura e l'apparato questo sia un risultato così clamoroso. Ho parlato di nomenklatura e apparato perchè con un sistema di primarie come quelle appena concluse sono 2 fattori determinanti.
In prima battuta la nomenklatura del partitone è stata tutta dalla parte del segretario (i parlamentari a favore di Renzi sono il 3%, quindi ripartizione ben diversa rispetto a quella dei militanti) e questo aiuta non poco.
Se il Presidente del Collegio dei Garanti è un certo Luigi Berlinguer, si capisce come non possa essere dalla parte di chi parla di rottamazione e meritocrazia. E infatti il buon Luigi ha fatto di tutto per trovare regole sempre più rigide per impedire che il voto fosse "semplice" e che Renzi potesse avere davvero una chance contro il segretario. Chiaro, se lui, classe 1932, cugino del compianto semidio del PCI Enrico, parlamentare dal 1963 e attualmente (?) parlamentare europeo ha fatto questa carriera lo deve, almeno in parte, al cognome che porta (così come le due figlie di Enirico Berlinguer, Bianca e Laura, giornaliste televisive) e alla sua veneranda età potrebbe lasciar spazio a forze più fresche. D'altronde anche la brillante carriera del figlio Aldo potrebbe suscitare qualche dubbio...
L'altro punto forte è l'apparato: le varie segreterie provinciali erano le strutture materialmente responsabili dell'organizzazione dei seggi, delle registrazioni e delle votazioni. Superfluo dire che l'apparato è tutto dalla parte di Bersani (anche, dico io, per paura di perdere la posizione acuquisita) e anche a livello locale nei seggi si è assistito a situazioni abbastanza "dubbie". 
Non voglio però far mancare a Bersani il giusto plauso: non era da tutti, come segretario, decidere di mettersi in gioco ricorrendo alle primarie che comunque lo hanno obbligato a confronti e scontri duri ai quali, in teoria, avrebbe anche potuto fare a meno vista la sua posizione.
Ciò che però mi ha colpito molto, e negativamente, è stata l'etichetta data agli elettori (ed ecco il perchè del titolo del post). ho sentito più volte dire: la registrazione alle primarie è necessaria per evitare un inquinamento, cioè che elettori di centrodestra partecipino per falsare il risultato del voto e far vincere un candidato più facile da battere da parte del PdL. Io sinceramente sono completamente basito di fronte ad un'interpretazione così rudimentale e volgare della politica "propositiva". Io non sono un elettore di centrdestra nè di centrosinistra: sono semplicemente UN elettore che vorrebbe essere convinto a votare un partito piuttosto che un altro anche in base alla guida di quel partito. Ma scusate, non erano per caso gli stessi santoni della nomenklatura a dire che bisogna premiare le persone???E allora perchè io, semplice elettore indeciso devo votare un partito a prescindere da chi lo guida e dalle idee che ha??? A me questo approccio sembra molto ideologico e poco concreto! Io devo dire, prima di sapere chi vincerà le primarie, che a prescindere da tutto voterò per il PD, poco importa se a guidarlo sarà Renzi con le sue politiche aperte e innovative (apparentemente), Bersani con la sua guida più conservatrice e cerchiobottista o Vendola con le idee di politica Keynesiana (anche se a volte un po' confusa) e attenzione sociale esasperata... Ma davvero??? Davvero siamo a questi livelli?? Ridateci il PCI allora, almeno loro avevano il coraggio di dire quello che pensavano senza girarci attorno e voltare la frittata!
E poi, cos'hanno gli elettori di centrodestra? Sono infetti, che nessuno li vuole... D'altronde se non mi sbaglio se il PD vuole vincere le elezioni, almeno dal punto di vista teorico, siccome le ultime non le ha vinte deve conquistare più elettori e quindi anche quelli che invece hanno votato dall'altra parte.. Perchè un partito per tenersi il suo elettorato altrimenti non farebbe tutto questo casino! O credete che Obama un mese fa abbia detto "se ci sono dei repubblicani qui li prego di non votarmi perchè i loro voti mi fanno schifo"?!?!
Mi permetto di concludere che se davvero si volevano evitare "inquinamenti" bastava fare votare i tesserati, cioè l'apparato, ma in questo modo probabilmente la vittoria di Bersani avrebbe raggiunto risultati bulgari e le primarie avrebbero perso ogni valore.. In questo modo invece si è investita di popolarità una decisione quasi impossibile da ribaltare visti i rapporti di forza...
Applaudo comunque alla prova di apertura che non era assolutamente facile e per l'Italia è già un passo avanti non indifferente rispetto alle abitudini! Spero che andremo avanti per questa strada che è ancora lunga ma indispensabile se vogliamo entrare a far parte dei paesi davvero civili e progrediti!

domenica 17 giugno 2012

L'Italia, il biscotto e la correttezza on-demand


Scrivo adesso, 1 giorno prima della partita di Lunedì, quando l’Italia calcistica conoscerà il suo destino europeo, se cioè avrà l’accesso ai quarti di finale oppure se i nostri dovranno fare le valigie e tornarsene a casa. Il motivo per cui ho deciso di scrivere il mio parere non riguarda di per sé il calcio, in quanto non sono un fanatico che vuol mostrare le proprie capacità di preveggenza, ma voglio sfruttare la capacità del calcio di dare uno spaccato molto preciso del nostro paese.
Lo spunto me lo ha dato un interessante articolo di Carlo Genta, un giornalista che apprezzo e che commentava appunto come la reazione scandalizzata degli italiani ad un probabile accordo fra Spagna e Croazia per eliminarci sia un ipocrita tentativo di ricostruirsi una verginità ormai persa da tempo (se mai esistita…).
Noi, proprio noi italiani, alle prese con un calcio che negli ultimi 5-6 anni si è giocato di più nelle procure che negli stadi, dove abbiamo assistito al peggio del peggio, dove il nome di questo sport è stato preso, sbeffeggiato e gettato ripetutamente nel fango, abbiamo il coraggio di stracciarci le vesti davanti ad un possibile (direi anche probabile) accordo che, badate bene, nel calcio esiste ed è sempre esistito… la regola del “non facciamoci male”… Non lo ha recentemente detto d’altronde anche il nostro capitano che “due feriti sono meglio di un morto”??!?! E allora cosa vogliamo raccontarci? Che il calcio è uno sport con dei princìpi e dei valori alti, che deve sempre vincere il migliore, che occorre onorare la sfida anche quando il risultato non conta più nulla??? Ma per piacere…
Volete proprio che ripeschi qualche esempio che il nostro calcio ci ha mostrato negli ultimi tempi? Non andrò nei particolari e citerò a casaccio:
-        Giocatori che narcotizzano i propri compagni di squadra perché perdano la partita
-        Giocatori che si accordano con la società per un determinato risultato
-        Dirigenti che tengono in scacco arbitri e designatori per pilotare partite
-        Giocatori che danno 1 milione e mezzo di euro ad un gestore di ricevitoria scommesse ma dichiarano che i soldi servono per l’acquisto di immobili (come se non ci fossero abbastanza agenzie immobiliari e bisognasse ricorrere ai tabaccai!)
-        Tifosi che minacciano i propri giocatori affinché perdano il derby
Credo possa bastare… e dopo tutte queste porcherie davvero siamo ancora così ipocriti e senza pudore da puntare il dito contro spagnoli e croati se nel loro scontro uscisse un pareggio? Ma la correttezza da noi recriminata vale solo per gli altri? E vale solo quando vogliamo noi, on-demand? Chi crede che se ci trovassimo noi nella situazione della Spagna non faremmo lo stesso, eliminando un “pericoloso” avversario per tenerne in gioco uno meno temibile? Io ho meno dubbi su di noi che sulla Spagna, sono sicuro che lo faremmo e che oltre tutto ci guarderemmo l’un l’altro con quello sguardo da furbetti come dire “visto che bello scherzetto abbiamo combinato agli spagnoli”… e allora chi è senza peccato scagli il primo biscotto……
Al momento i siti di scommesse per Croazia-Spagna danno ancora come risultato più probabile la vittoria delle furie rosse (pagata 1,80 contro il 2,60 del pareggio) mentre il risultato esatto 2-2 è pagato 5 volte quindi, per chi è sicuro del complotto, sarebbe una valida occasione per guadagnare almeno qualcosa da questo campionato europeo..  e chi ci dice che qualche nostro giocatore non abbia puntato qualche migliaio di euro sul tanto odiato biscotto??!!!

giovedì 3 maggio 2012

Tecnici al Quadrato!!


Ebbene sì, non ho saputo resistere! Mi ero ripromesso di non scrivere per un po’ ma riesco a trattenermi dal commentare quello cui sto assistendo, è troppo difficile, impossibile direi… Abbiamo un governo tecnico, un gruppo di esperti per definizione, scelti per il loro elevato livello di preparazione e per la loro imparzialità politica (almeno in teoria). Fin qui tutto ok, la cosa può piacere o meno ma almeno dal punto di vista razionale regge. Il problema si presenta con ciò che è accaduto negli ultimi giorni, quando il governo è stato chiamato a ridurre la spesa pubblica, effettuando la cosiddetta “spending review” (termine che sinceramente mi fa venire l’orticaria.. Ma perchè vogliamo sempre dare alle cose un aspetto più moderno, più internazionale?? Non ci bastava dire “revisione di spesa”???). Ovvero stop a sprechi ed eccessi per tagli di spesa: studi pregevoli che ci ripetono tante "storie dell'orrore". Il costo annuo per abitante della prefettura è di 40 euro a Isernia e di 3,90 euro a Milano, in Sicilia c'è un carcere con 32 secondini e 24 detenuti, i costi-standard delle cure sanitarie variano in modo inspiegabile nelle diverse Regioni...
Ogni comune cittadino direbbe (e dice) che è naturale che in uno stato come il nostro dove la spesa pubblica annua ammonta a circa 800 miliardi di euro non dovrebbe essere così difficile trovare il modo di risparmiare 4,2 miliardi, in definitiva si tratta solo dello 0,5%. Qualcuno dice che della spesa pubblica, però, la parte rivedibile ammonta a soli (?) 150 miliardi e quindi in questo caso tagliarne 4,2 significherebbe il 2,8%, percentuale tutt’altro che vertiginosa. Ebbene, il governo dei tecnici per questa operazione è dovuto ricorrere ad un aiuto esterno: troppo difficile decidere da soli come calare la mannaia (manna ietta direi..) per ridurre le spese. Strano perché quando si è trattato di tagliare sulle pensioni non c’è stato bisogno di aiuti esterni, così come per le altre tasse che sono state riviste ed aumentate!
Il superman incaricato per questa fatica di Ercole è Enrico Bondi, già risanatore di Parmalat dopo il crac. L'obiettivo è scongiurare l'aumento dell'Iva in autunno di altri due punti, o almeno provarci. Oltre alla riduzione delle uscite per i ministeri, la spending review del governo dei professori prevede anche la riorganizzazione del finanziamento di partiti e sindacati e quella degli aiuti alle imprese. A mio parere questo controsenso sarebbe già di per sé sufficiente per urlare allo scandalo ma come in ogni bella storia le disgrazie non arrivano mai sole ed infatti per questo arrivano anche due consiglieri ad hoc: rispettivamente, Giuliano Amato e Francesco Giavazzi. Su Bondi non mi voglio soffermare: è un toscanaccio da manuale, di quelli sempre ingrugniti, polemici, sarcastici, taglienti. Con questo, è un signore bravissimo a fare certe cose, totalmente negato in altre. Bravo a tagliare, a risparmiare, a far filare la gente, a rimettere sui binari i treni deragliati. Assai meno bravo a pensare nuove strategie, a inventare soluzioni finanziarie, a guardare lontano. Un uomo che ha tirato fuori la Parmalat da 14 miliardi di euro di “buco”, ha accumulato 1,4 miliardi di liquidità, e poi non è riuscito ad “accasarla” stabilmente con una qualunque proprietà non-finanziaria, che prevenisse l’inevitabile e inesorabile fatalità: un’Opa da parte di un colosso straniero, che si è incarnato poi nella francese Lactalis, e che nell’emergenza il malcilento sistema agroindustriale italiano non ha saputo controbilanciare. E’ uno che dopo pochi giorni essere arrivato in Montedison, nel bel mezzo di una riunione, prese un post-it dalla scrivania, lo mostrò e lo fece in quattro pezzi dicendo: “Ecco, vedete? Da oggi quel che ieri facevate con un post-it, dovrete farlo con un quarto di un post-it”. Bondi è un personaggio duro, durissimo, un economo esasperato, un tagliatore implacabile e neanche cortese, roba che Quintino Sella – il mitico ministro delle Finanze ottocentesco che predicava l’”economia fino all’osso” - era un dilettante, al confronto.
 prelevare il sei per mille da tutti i conti correnti italiani retrodatandone l’efficacia per salvare la lira. Mica male no? E’ vero che non è giusto giudicare prima del tempo, diciamo però che il curriculum del personaggio non mi sembra così promettente.

Spero vivamente di essere smentito, sarò ben felice di fare ai tecnici dei tecnici i miei più sinceri complimenti se saranno in grado di ottenere i risultati per cui sono stati scelti. La paura è che come nel caso della commissione istituita per giudicare lo stipendio dei parlamentari non si riesca a trovare la via della praticità a causa delle sabbie mobili, la piovra della burocrazia, una bestia davvero difficile da domare soprattutto quando si cerca di andare a colpire gli sprechi, i privilegi, le cattive abitudini.
Ciò che mi lascia un pochino (eufemismo) più perplesso è la scelta di un consigliere come Giuliano Amato. L'ex presidente del Consiglio è stato incaricato dal CdM di "fornire al premier analisi e orientamenti sulla disciplina dei partiti per l’attuazione dei principi di cui all’articolo 49 della Costituzione, sul loro finanziamento nonché sulle forme esistenti di finanziamento pubblico, in via diretta o indiretta, ai sindacati". Beh, certo che chiamare per risolvere un problema uno dei creatori del problema stesso non mi sembra male e come sempre, largo ai giovani! Infatti il nostro Giuliano nella sua decennale carriera di politico ci è costato più di 13 milioni di Euro di stipendi! Poi, una volta arrivati i limiti di età si è ritirato; essendo però dotato di altissimo senso del dovere nonostante sia in pensione (percepisce la miseria di 31mila Euro al mese, 22 dall’Inpdap e 9 dal Parlamento) sarà ben felice (spero a gratis) di dare il suo contributo per mettere a dieta i suoi ex colleghi. Per ora diciamo che non viene ricordato per essere particolarmente incline al ruolo che gli si domanda: Amato, tanto per ricordarlo, fu quello che a sole due settimane dal suo insediamento decise di


lunedì 17 ottobre 2011

L’Italia ed il dilemma del prigioniero

L’Italia ed il dilemma del prigioniero – di Piero Torazza
Ho letto sul blog di Oscar Giannino e volentieri ripubblico questo articolo di Piero Torazza.



Questo scritto è la continuazione del precedente “Tutti giù per terra!”, giugno 2011 quando la Grecia era il problema e l’Italia sembrava messa bene. A posteriori direi che ho portato molta sfortuna.
Parto da una considerazione amara ma fondata: il problema economico numero uno dell’occidente non è più il Pil, non è più la Disoccupazione, non è più l’Inflazione. Oggi il problema numero uno è il Debito. Senza crescita non si paga il debito, ma la crescita a debito lo rinvia e lo aggrava. Non si fanno le nozze con i fichi secchi, ancor peggio facendosi prestrare i soldi dagli strozzini perchè le banche non si fidano più.
Partiamo dal leader: negli U.S.A il Debito Aggregato (pubblico+privato) nel 2011 è  peggio che nel 1929.
I favolosi anni ’80/90 (deregulation, finanziarizzazione, crescita) sono stati una gigantesca illusione di massa.
Guardiamo il debito Pubblico Italiano: negli anni ’80 abbiamo raddoppiato il debito da 60% a 120% ponendo le basi per l’attuale declino. Negli anni ’90 ci avevamo messo una toppa facendolo scendere al 104% per entrare nell’Euro. Nel 2011 siamo ritornati al 120% senza dover salvare le banche come gli altri.
Una curiosa coincidenza: 1992 = debito 120% + tangentopoli; 2011 = idem:)
Il Debito Pubblico Aggregato Italiano (incluse Pensioni&Enti Locali&Partecipazioni) è circa il 300%.
Questo Debito non lo hanno fatto i marziani: lo abbiamo fatto noi, andando in pensione a poco più di 50 anni, facendoci assumere nella p.a. in esubero, eludendo o evadendo in massa le tasse (ognuno per quello che può), e perdonando una classe politica la cui corruzione (= maggiore spesa pubblica) credo abbia ben pochi eguali in occidente. Lo stato si è indebitato al nostro posto. Ma lo stato siamo noi.
Del ruolo che potrà giocare il tanto celebrato risparmio/patrimonio parlerò alla fine.
Pure la mitica Germania è messa peggio di quel che si dice: non mette nel suo Debito una grossa Agenzia Pubblica (tipo la Cassa Depositi e Prestiti), se lo facesse passerebbe dall’80% al 100% dalla sera alla mattina. Poi ci sarebbero altre cosette. Ma basta questa.
Non è fondata la tesi, numeri alla mano, che il colore politico dei governi  abbia influito più di tanto. Il Debito U.S.A è cresciuto con Repubblicani (Destra) e Democratici (Sinistra).
Ad esser precisi è cresciuto più con i Repubblicani, ma Clinton fu favorito da un Pil più veloce.
Aggiungiamoci qualche Guerra fatta a Debito per non metter le odiate tasse, i mega salvataggi delle Banche ed una Riforma Sanitaria socialmente condivisibile (x me) ma comunque costosa, e la frittata è fatta.
Pubblico una slide sul caso Italia: non la commento per evitare che le appartenenze politiche distraggano dal cuore del problema. Ognuno la valuti da sè. Teniamo conto degli Slittamenti Elettorali: spesso il governo uscente l’ultimo anno fa debiti per acquisire consenso a carico di chi verrà.
Non è neppure fondata la tesi che le opposte ideologie economiche abbiano influito più di tanto.
Gli U.S.A più Liberisti/Mercatisti hanno spinto su Debito Privato e Base Monetaria (un debito occulto comprato dalla banca centrale invece che dai risparmiatori).
L’Europa più Statalista/Keynesiana ha spinto su Spesa e Debito Pubblico.
Come Pil l’America è andata molto meglio dell’Europa, ma come Debiti Aggregati sta peggio di noi.
Ci sono sia i Fallimenti dello Stato sia i Fallimenti del Mercato: ogni estremismo è pernicioso.
Il ruolo della Speculazione finanziaria
Nel dibattito sui media si fronteggiano due tesi manichee: “è tutta colpa della Speculazione” vs “è tutta colpa dei Debiti pubblici”. Rubo un cinico motto che ben rappresenta la mia opinione: “la speculazione è come un avvoltoio, arriva quanto sente l’odore del sangue, quando la preda è già (di per sè) in agonia”.
Alcune distorsioni della Speculazione sono decisamente fondate:
  • due pesi e due misure: Banche d’Affari/Agenzie attaccano l’Europa ed ignorano America, Inghilterra e Giappone che a debiti son messe forse peggio (l’America è appesa al $ Riserva Mondiale = debito estero che si può non rimborsare); prima di attaccare a casa loro ci pensano due volte;
  • nel breve/medio periodo altera i prezzi come più gli conviene (Bull&Bear Trap = Trappole per rialzisti&ribassisti) rispetto ai fondamentali; il prezzo comunica informazione, ma l’informazione può essere scientificamente falsata => la crescita 2009/2011 era drogata dalle bolle monetarie, ma politici ed opinione pubblica non si lamentavano di questa bella bugia, mentre ora contestano l’amara verità;
  • la speculazione non è formata da milioni di operatori equipotenziali, il 90% dei Derivati U.S.A. è in mano a 5 Banche d’Affari, e l’ammontare dei Derivati Lordi (1) è 10 volte il Pil mondiale => questa concentrazione di potere (e di rischi!) è incompatibile sia con la visione Dirigista sia con quella Liberale che vuole contrastare ogni posizione Dominante (sia essa Statale o Privata);
  • il valore delle Borse Private Non-Regolamentate (cioè esterne alle classiche Borse di New York, Francoforte, ecc.) ha ormai superato quello delle Borse Regolamentate;
  • i CDS  (Credit Default Swap), contratti di assicurazioni per coprirsi dal rischio fallimento, sono quotati sui mercati Non-Regolamentati; è possibile comprarli allo Scoperto (Naked) cioè senza avere i titoli da coprire in portafoglio: “mi posso assicurare contro il rischio che la casa del mio vicino bruci” => potrei essere tentato di dar fuoco a quella casa non mia (il Codice Civile lo vieta) (2);
  • publicizzazione delle perdite: era forse utile salvare le banche (i risparmi della gente), ma non è bello permettere che gli stessi manager del crack continuino con de-merito ad auto-darsi i super bonus.
Purtroppo queste distorsioni Speculative sono soltanto un’aggravante del problema del Debito.
Sono come i costi della Casta: vanno messi a posto ma non illudiamoci che così si risolve tutto.
La cinica Speculazione ha però un doloroso pregio: oggi costringe (per il proprio interesse) politici e ceto medio a guardare in faccia la realtà, e non fra qualche anno quando sarebbe pure peggio.
Perchè la speculazione nel 2010 attaccava i Piccoli (Grecia, Irlanda) mentre nel 2011 attacca i Grossi (Italia)?
Il nostro debito 2010 era un pò più basso ma comunque già fuori controllo. Secondo la mia esperienza il motivo è il seguente: le Banche d’Affari a fine 2010 si sono accorte che nel giro di 6 mesi il Pil mondiale entrava in stagnazione (era finita la benzina degli stimoli statali). Così dapprima hanno venduto senza farsene accorgere le loro azioni in portafoglio (distribuzione al parco buoi), poi fulminati sulla via di Damasco cascano da cavallo e si accorgono che il Pesce Grosso è a rischio, lo attaccano ad Agosto 2011 e scatenano il crollo dell’azionario.
Prima non gli conveniva vedere. Ora sì. E dopo i Grossi toccherà ai Giganti.
Le cause fondamentali del Debito
  • fine del Baby Boom: aumento spesa sociale, spostamento risparmio dagli investimenti verso la rendita;
  • eccesso capacità produttiva: negli U.S.A. il tasso di utilizzazione è sceso dal 90% degli anni ’60 all’85% del ’90 al 78% odierno => non sappiamo più cosa produrre => siamo ingabbiati nelle trappola della crescita continua per evitare disoccupazione e reggere i debiti;
  • concorrenza globale: ha giocato un duplice ruolo, dapprima ha consentito al consumatore di comprare a basso costo, oggi l’industrializzazione dei paesi emergenti (ed il lento miglioramento del loro modesto livello di vita) delocalizza attività, genera disoccupazione e debito estero;
  • risorse naturali razionate: l’aumento dei consumi dei paesi emergenti nel lungo periodo ha ovvii effetti su domanda & prezzi delle commodity (energia incluso uranio, alimentari, metalli);
  • mancanza di un salto tecnologico radicale: una volta c’era la ferrovia, poi l’automobile, frigorifero, tv, internet => oggi ci siamo ridotti a cambiare la cover del cellulare; speriamo nella fusione a freddo;
  • crescente concentrazione della ricchezza: sia negli Usa che in Europa, a causa della della pressione sui salari indotta dalla 2° fase della globalizzazione, è aumentata la quota assegnata ai profitti ed agli stipendi della struttura apicale (aumento del divario tra operaio e manager) => ma il ceto medio vuole consumare lo stesso in democrazia => quindi facciamo debiti pubblici e privati (3);
  • marketing commerciale: è una leva, oggi portata all’eccesso, per sostenere i consumi senza reddito;
  • marketing politico: la democrazia richiede responsabiltà da parte del ceto medio elettore, se i politici hanno paura di perdere consenso dicendo la verità allora mentono, rinviano, aggravano i problemi.
Prospettive per il 2012: il Deleveraging globale
Oggi mentre scrivo, 10 Ottobre 2011, sui mercati finanziari c’è calma apparente.
E’ possibile che entro la fine del 2011 ci saranno nuovi crolli, è praticamente certo che ci saranno nel 2012.
E’ facile prevedere che il Pil scenderà ulteriormente, minori entrate, maggiori interessi.
Nel 2012 sono previste tonnellate di Rinnovi di Debito Pubblico in tutto il mondo, ci sarà una concorrenza aggressiva per accappararsi finanziamenti razionati: il costo del danaro aumenterà per stati & imprese & privati.
Alcune analisi su particolari strumenti che prezzano i rischi impliciti lasciano intuire che, ai piani alti delle Banche d’Affari, prevedono un annus horribilis. I loro report ufficiali ad usum del fini van presi con le molle.
Il 2012 sarà l’anno del grande Deleveraging globale (rimborso forzato dei debiti). E sarà molto doloroso.
Il famoso Spread Btp-Bund rimane molto alto, per ora tenuto sotto controllo dagli acquisti della Bce.
Purtroppo per l’Italia il costo di quelle assicurazioni chiamate CDS è più alto dello Spread sui bond:
Per consolarci un pò, guardiamo pure il grafico del CDS medio delle Banche Americane:
Due commenti flash sui CDS comparati:
  • il costo del rischio per l’Italia non è molto diverso da quello del sistema bancario americano;
  • il costo per le banche americane ha quasi raggiunto i livelli 2007/08 => pre-default Lehman.
Un paradosso: oggi le Banche Europee sono in crisi di liquidità, hanno paura ad imprestarsi i soldi tra di loro, così li depositano al sicuro presso la Bce oppure li trasferiscono in America presso la Fed, cioè presso quella Banca Centrale che dovrebbe controllare i rischi del sistema bancario americano!
Qualche settimana fa è venuto in Europa il Ministro del Tesoro Americano, un certo Geithner, a spiegarci come risolvere i nostri problemi, e ci ha detto: fate come noi in America, date il permesso alla Bce di stampare nuova moneta, così evitate di andare sui mercati a chiedere prestiti (vedi il Fondo Salva Stati), non vi costa (apparentemente) niente, e poi ci comprate tutti i titoli spazzatura che volete. In pratica ha detto: create una bella Bolla finanziaria anche voi Europei, così si somma alla nostra. Il potenziale inflazionistico nel lungo periodo è dirompente. Nel medio si scarica su Borse&Commodity. Poi brucerà implicitamente “debiti pubblici = risparmi/salari privati” senza dover fare manovre impopolari così difficili in democrazia.
Gli ottimisti dicono che dopo ripartirebbe la crescita dei salari reali e del Pil. I catastrofisti parlano di nuove guerre mondiali: speriamo di no. Personalmente credo che nessuno oggi sia in grado di dire cosa accadrà.
Lo Scioglimento dell’Euro è ormai una possibilità realistica: nel breve distruggerebbe patrimoni/salari degli Italiani di un 30/40%. Nel lungo la Svalutazione della Lira (od Euro 2 dei Poveri) migliorerebbe la competitività dell’industria italiana. E’ per questo che gli Industriali Tedeschi premono per un intervento (condizionato) a favore dei Piigs, mentre il ceto medio tedesco (i tax payer che dovrebbe pagare i salvataggi) è fortemente contrario. Anche qui credo che oggi nessuno sappia come andrà a finire.
La situazione Italiana: una proposta
Nel precedente articolo di giugno 2011 concludevo: quando sarà chiara la portata della crisi, si scatenerà un gigantesco scaricabarile per far pagare gli altri (interno ed internazionale).
Ormai il Tempo è diventato una risorsa razionata: ogni ulteriore ritardo aumenterà i costi.
Mentre scrivo sento parlare di altri Condoni: oltre alle questioni di etica pubblica/cattivo esempio, seguire queste strade significa non voler capire la portata storica degli eventi.
È suicida sperare negli aiuti dal cielo: Bce, Germania, Fondo Salva Stati, Fmi, Cina (4).
Arrivo alla proposta per l’Italia, di cui sono sempre più convinto.
Per gestire il 2012 dovremmo accettare ulteriori sacrifici distribuiti su tutti i gruppi sociali di ogni colore.
La maggior parte di queste manovre sono recessive nel medio periodo, ma non c’è alternativa.
Colore di centro/sinistra:
  • taglio costi pubblica amministrazione centrale&locale;
  • riforma pensionistica (inclusi privilegi es. falsi invalidi, baby pensioni, cassa dirigenti);
  • riforma lavoro: meno diritti al tempo indeterminato e più diritti ai precari (gap generazionale);
Colore di centro/destra:
  • vera lotta evasione + trattato Svizzera (x capitali non scudati come Usa/Germania/Francia) (4);
  • patrimoniale over xxx euro (escluse le attività produttive non di comodo);
  • snellimento albi professionali (bloccato in estate da sommossa avvocati parlamentari);
Ceto politico bipartisan:
  • privatizzazioni (incluse molte municipalizzate: ma attenzione a prezzi di saldo e favori agli amici);
  • abolizione provincie, soppressione piccoli comuni e riduzione parlamentari&consiglieri regionali.
Due le ragioni per cui queste politiche dovrebbe essere a 360° gradi:
  • quantitative => i problemi da risolvere sono di portata storica;
  • sociali/morali => distribuzione dei sacrifici => consenso democratico per attuarle.
Due postille:
  • la patrimoniale deve generare una riduzione del cuneo fiscale lavoro/imprese=> dalla rendita al lavoro;
  • massima vigilanza su rischio che privatizzazioni finanzino spesa corrente invece di ridurre debito.
Accennavo in precedenza al Risparmio Privato degli Italiani che astrattamente compensa il Debito Pubblico (di cui siamo al 50% creditori ed al 100% debitori). E’ giunta la fase storica in cui la teoria si materializzerà: volontariamente o forzatamente, questo dipenderà da noi.
Alcuni dicono: ripudiamo il debito estero  => e poi ? => che fine fa quel 50% di Stato finanziato da fuori?

Il dilemma del prigioniero
Per ridurre il Debito volontariamente è indispensabile che i vari gruppi riducano l’egoismo intrinseco nella nostra natura umana. Secondo me questa via sarebbe collettivamente il male minore.
Propongo il Dilemma del prigioniero (6): fa parte della Teoria dei giochi e studia il comportamento.
Le scienze economiche non sono scienze esatte (come quella dei neutrini:)
Sono in buona parte dei modelli in cui la psicologia sociale (individui e masse) ha il ruolo determinante.
Meccanica del gioco: due malandrini vengono beccati nel loro appartamento con la refurtiva.
Li portano davanti al giudice che gli spiega la legge di quel paese:
  • se confessa uno solo, quello che confessa si becca 8 anni (max della pena), l’altro 0 anni (il più furbo);
  • se confessate entrambi avrete 2 anni per uno (25% del max) come premio per la collaborazione;
  • se non confessa nessuno, siccome c’è la prova della refurtiva, 5 anni per ognuno (60% del max);
  • prima del processo potete comunicare tra voi per mettervi d’accordo;
  • ma poi in udienza non potrete più comunicare.
Date queste condizioni: la Scelta Ottimale per il “Singolo A” (non confessare = media probabilistica 2,5 anni) danneggia il Gruppo (dagli 8 ai 10 anni totali vs un minimo di 4).
E nel caso in cui il “Singolo B” imiti “A” (non confessi), allora anche “A” soffre un danno (5 anni invece di 2) rispetto alla Scelta Ottimale per il “Gruppo” (confessare entrambi).

Il trucco sta nella Fiducia: perchè in udienza non possono più parlare tra loro.
Se fossi uno Statalista direi: la logica ho smontato la “Favola delle api” (7) dove “i vizi  privati si risolvono in pubbliche virtù” e la mano invisibile del mercato produce sempre bene collettivo. Se fossi un Liberista mi basterebbe cambiare qualche “punteggio” e/o “regola” per dimostrare l’opposto.
Logicamente  noi  Possiamo  dimostrare ciò che  Vogliamo.
Possiamo, Vogliamo, Fiducia => queste le 3 parole che cambiano tutto.
L’economia è una scienza sociale quindi alcune delle condizioni (regole e punteggi) le decidiamo noi.
Gli psicologi nella “teoria del lutto” ci descrivono diverse fasi: negazione, rabbia, rassegnazione, accettazione. Qualche mese fa eravamo nella negazione di massa, oggi siamo a cavallo tra rabbia e rassegnazione. Se raggiungeremo la fase dell’accettazione sarà meglio (meno peggio) per tutti.
In questo autunno 2011 (per il 2012) siamo chiamati a scegliere velocemente tra:
  • accettare volontariamente altre dure riforme fiscali strutturali  (per tutti);
  • subire forzatamente una prossima iper-inflazione e/o default (per tutti).
In buona fede
Piero Torazza
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Nota (1) : i puristi della finanza osserverebbero che i Derivati Netti sono molto meno: Tizio ha un debito con Caio che ha un debito con Sempronio che ha un debito con Tizio, quindi alla fine i debiti non esistono; la storia ci dimostra che i Singoli Agenti economici sono egoisti di breve periodo.
Nota (2): non è una mera ipotesi di scuola: in America una di quelle 5 Banche ha speculato al ribasso contro quell’Assicuratore (il più grande al mondo) con cui lei stessa si era assicurata => conflitto di interessi al cubo!
Nota (3): i puristi del liberismo direbbero che se diamo sgravi fiscali ai ricchi poi questi investono e danno nuovo lavoro al ceto medio che alla lunga ne beneficia; a guardare la storia degli ultimi 30 anni non sembrerebbe, forse per l’aumento della mobilità dei capitali e per l’eccesso di capacità.
Nota (4): recentemente i Cinesi sono venuti per salvarci, gli abbiamo chiesto: compratevi altri Btp, cioè una promessa senza garanzie reali, e loro ci hanno risposto (giustamente): se volete compriamo il 30% dell’ Eni.
Nota (5): il trattato con la Svizzera potrebbe fruttare 100 miliardi di botto (tassati al 20/30%), più lo rinviamo più diamo il tempo agli evasori di spostarli verso altri lidi fiscali; la Svizzera chiede di non pubblicare i nomi proprio per conservare i capitali post-condono.
Nota (6): è una versione da me modificata dell’originale di Albert Tucker, un logico/matematico americano del ’900.
Nota (7): breve e gustoso poemetto scritto Bernard Mandeville nel ’700


sabato 24 settembre 2011

Carrello e censura

Certo, la libertà… Libertà di informazione, di pensiero, di scelta… Valore importantissimo, di questi tempi spesso citato come “a rischio in un’Italia governata da un regime che controlla giornali e televisioni”… Più che altro ci sarebbe da aver paura che la gente non possa più avere una testa per ragionare sulle notizie, per farsi una propria idea sul fatto, per non considerare come oro colato tutto ciò che viene sfornato dagli organi di informazione.
Certo che se poi la censura viene richiesta (e ottenuta) da coloro che si sono sempre ritenuti e continuano a ritenersi i paladini della libertà, i fautori della democrazia (e qualcuno aggiungerebbe anche i gendarmi della memoria), beh, allora c’è da iniziare a preoccuparsi.
Mi riferisco alla sentenza con la quale il Tribunale di Milano ha deciso di mandare al macero "Falce e carrello", il libro scritto nel 2007 dal patron di Esselunga Bernardo Caprotti.
Caprotti è stato condannato dal Tribunale di Milano per illecita concorrenza nei confronti di Coop Italia. Nel suo libro l‘imprenditore denuncia l’ostruzionismo degli amministratori locali e degli operatori economici delle regioni «rosse». Per i giudici, il pamphlet denigra il concorrente. I giudici hanno anche condannato il curatore della prefazione, il coautore e la casa editrice Marsilio. In più si ordina l’immediato ritiro di tutte le copie del libro, una censura insomma. Un po’ illiberale e troppo simile a tremendi roghi dei libri del passato. Io mi chiedo dove siano i “fenomeni” della libertà di stampa in questo caso, quelli sempre pronti ad andare in piazza ogni volta che l'irrinunciabile diritto viene anche solo minimamente sfiorato da decisioni autocratiche.
Vorrei però analizzare una breve parte delle motivazioni della sentenza perché vi assicuro che non mi è perfettamente chiara (quale sentenza dei tribunali lo è direte voi…).
Il tribunale ha così sentenziato : il libro va distrutto perché è da considerarsi concorrenza sleale. Concorrenza sleale??????? E sempre nelle motivazioni si legge: <.....condannati «ad astenersi dal reiterare la pubblicazione e la diffusione in qualsiasi forma degli scritti contenuti nel libro» nonché «a ritirare dal mercato le copie di libri invendute e/o non ancora distribuite». E questo a prescindere dalla verità o falsità delle accuse contenute nel volume. Perché, come ha scritto il giudice, per configurare l'illecita concorrenza «non ha alcun rilievo che i fatti 'denunciati' e quanto scritto» dagli autori «sia vero oppure no».> Ho capito bene??? Non interessa se le denunce riportate nel libro siano vere o false????? Il libro l'ho letto, e le accuse sono pesanti. Mi chiedo come mai, con l'obbligatorietà dell'azione penale (lo dice la costituzione) si sia proceduto ad una simile sentenza. Se le accuse sono vere, come pensano in molti visti i dati oggettivi e i documenti amministrativi riportati come allegati nel libro, non esisterebbe la "concorrenza sleale". Quindi, in un paese democratico, e normale, per poter procedere a una sentenza di colpevolezza per "concorrenza sleale", si dovrebbe per prima cosa indagare sulle denunce riportate nel libro.
D'accordo le Coop non si toccano, venerate come una reliquia sacra e quindi bisognose di robuste esenzioni fiscali, ma per questo il libro deve essere bandito, gettato al macero, bloccato nella pubblicazione, per sentenza di un tribunale che dovrebbe giudicare nel nome del popolo italiano e non in quello dei baroni dei supermercati politicamente corretti?
Sul libro di Caprotti, che ho riletto negli ultimi giorni, sono riportate con dovizia di particolari e di fonti non solo le vicissitudini che Esselunga ha passato per riuscire ad aprire supermercati in alcune ben definite zone d’Italia, ma anche dei numeri molto interessanti per considerare il mercato italiano dei supermercati (scusate il gioco di parole).
Non ho nulla da eccepire dal punto di vista “commerciale” sul comportamento di Coop, nel senso che so e capisco bene come per evitare l’apertura di un pericoloso concorrente si possa anche ricorrere a pagare un pezzo di terra 10 volte il suo valore o cose di questo genere. Unico problema è che poi qualcuno queste spese le dovrà pur pagare… Provate a indovinare chi!!!
Da studi effettuati da Panel International nel 2006 (e pubblicati sul libro di Caprotti) risulta chiaro come nelle zone in cui c’è meno concorrenza (penso alla Toscana, dove la Coop ha una presenza sul mercato del 60%, che significa che su 100 litri di latte 60 sono venduti attraverso negozi Coop) il livello dei prezzi sia sensibilmente più alto che nelle zone dove c’è maggiore concorrenza. Niente di nuovo sotto il sole, direte, questa è la base del mercato, del libero mercato, libero appunto…
Quindi, ciò che ritengo strano non è che Coop abbia agito in un certo modo, ma che nessun consumatore si lamenti.
Il mio non vuole essere un discorso politico, non perdo tempo in queste cose. Mi chiedo solo come mai tante persone sono così attente alle spese, sempre pronte ad accusare la casta per ogni centesimo che esce dalle loro tasche non facciano un po’ più attenzione a questi aspetti. Mi chiedo come mai una trasmissione così interessante, socialmente utile e politically uncorrect come Report non abbia pensato a dedicare una puntata a queste stranezze del nostro mercato, stranezze a cui di solito gli autori del programma della Gabanelli sono molto interessati. Vorrei vedere i vari “indignados” lamentarsi per la mancanza di pluralità e quindi di convenienza per il povero consumatore indifeso...
 Ma forse quando il comune cittadino (forse sarebbe meglio chiamarlo popolo bue) viene fregato dalle Coop allora brucia meno, forse è il prezzo da pagare alla democrazia… o forse, visto che la Coop sei tu allora se Coop te lo mette in quel posto è come se te lo mettessi da solo!



mercoledì 7 settembre 2011

Autostrade per............

Come promesso in un articolo di qualche tempo fa voglio ritornare sulla questione di Autostrade Spa, o meglio, Autostrade per l’Italia, o meglio, Autostrade per una parte (molto piccola) d' Italia…
Negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, sulle autostrade costruite dall'Iri con il cemento di Pesenti, alla guida delle utilitarie Fiat, gli italiani scoprivano una libertà fino ad allora sconosciuta: la libertà di movimento. Mezzo secolo dopo, a bordo di automobili e camion per lo più di fabbricazione estera, gli italiani maledicono gli ingorghi e le code. Il Telepass, almeno, funziona bene, è vero. I cartelloni elettronici forniscono informazioni utili e severi avvertimenti: «Un morto su due è per eccesso di velocità». Stazioni di servizio e punti di ristoro sono ottimi. Gli incidenti, si dice, diminuiscono, specialmente quelli mortali. Ma la rete italiana, circa 6.500 chilometri, dei quali 5.400 a pedaggio, è la più intasata d'Europa con 5.809 veicoli per ogni chilometro contro i 3.218 della media continentale. Gli italiani non sono più fieri delle loro autostrade. Tutti tranne uno: Gilberto Benetton, che al casello estrae oro.
Ma come è iniziata questa storia???
Benetton nel 2000 acquistò dall’IRI (quindi dallo stato italiano) tramite Schemaventotto, società controllata dalla famiglia Benetton, il 30% della società Autostrade (ora Atlantia) investendo 2,5 miliardi di euro (1,3 di mezzi propri e 1,2 di debito). Il prezzo di mercato si aggirava intorno ai 6 euro per azione.
Nel 2003 (soli 3 anni dopo) Benetton lanciò un'OPA sull'intera società a un prezzo già molto piu' alto (circa 10 Euro… pensate se lo stato l'avesse tenuta in portafoglio...) acquisendo un’ampissima magioranza di Autostrade però, occhio, senza metterci un Euro suo. L'Opa, infatti, è stata finanziata dalle banche. La società veicolo dell' Opa con tutto il suo debito si è poi fusa con Autostrade. La partecipazione di Schemaventotto si è diluita in proporzione, mail costo dell’Opa è finito sulle spalle della ricca controllata. Schemaventotto ha poi venduto un po' di azioni Autostrade, scendendo al 50,1%, e ha così azzerato la sua esposizione.
Il signor Benetton fra il 2000 e il 2009 ha prelevato da Autostrade 1,4 miliardi di dividendi. Inoltre ha collocato in borsa il 12% della società a un prezzo molto piu' alto incassando altri 1,2 miliardi.
Quindi Benetton in soli 9 anni è rientrato dall’investimento, ha azzerato i debiti e ha in portafoglio una società che vale oltre 2,8 miliardi di Euro. Ovvero, un ritorno economico sul capitale investito di ben oltre il 200%.
Io non sono chiaramente un nemico delle privatizzazioni, anzi, ne sono un grande supporter ma vorrei che fossero fatte, talvolta, seguendo die criteri un tantino più severi.
A parte che bisognava considerare alcuni punti chiave quali il reinvestimento dei profitti per migliorare la rete (cosa che avviene in maniera minima) e la gestione di ANAS (che, perennemente in debito, un tempo poteva venir finanziata dai guadagni di Autostrade, ora non più quindi paghiamo noi).
Il problema principale è stata la gestione da parte del signor Benetton del sistema autostradale in modo abbastanza “monopolistico”. Cosa significa?
Semplice, Atlantia è una holding e le concessioni governative autostradali sono solo una parte delle attività della holding; nel corso degli anni Benetton ha creato una serie di servizi che sono legati al business delle Autostrade, ma sono stati tenuti separati dalla società concessionaria.
Supponiamo che la concessione autostradale venga data a Benetton per 10 anni dallo stato italiano. Accanto a questa concessione Benetton fa nascere dei servizi a pagamento che tiene fuori dal sistema concessionario.
Quando lo stato rinegozierà la concessione sarà in posizione molto debole nei confronti di Benetton. Infatti, se la concessione dovesse essere data a qualcun altro...questo qualcuno, non avendo tutti i servizi costruiti da Benetton nel tempo, o se li farà lui o li dovrà chiedere a Benetton (con chiaramente profitto lui).
Questo qualcun altro trovandosi in questa scomoda situazione non potrà che offrire poco per la concessione. Quindi, molto probabilmente, Benetton riuscirà a rinnovare la concessione nuovamente a un prezzo molto basso.
Non voglio soffermarmi a parlare delle tariffe perché abbiamo già visto come vengono calcolate e ogni ulteriore parola a riguardo è superflua.
A qualcuno non è chiaro a cosa io mi riferisca quando si parla di servizi?? Vi faccio un paio di esempi!
- Telepass, che è stato introdotto da Benetton, gli ha permesso, non solo notevoli risparmi dal lato del personale (meno casellanti) ma anche grossi profitti affittando agli utenti il telepass (non si puo' acquistare). Venendo a creare una rendita ingiustificata, infatti in molti paesi del mondo il Telepass o si puo' acquistare o è gratuito. Ricordo che Telepass è una Spa posseduta da Atlantia ma non ha nulla a che fare con la concessione della rete autostradale.
- Pavimental è la società che fa le opere autostradali. Pavimental è posseduta per il 71,67% dal Gruppo Atlantia (Benetton) mentre un’altra quota significativa pari al 25.86% è oggi posseduta dal Gruppo Gavio. Fino a poco tempo fa doveva aggiudicarsi le opere tramite appalti. Da qualche tempo a questa parte, gli appalti sono sospesi e le opere vengono date alla Pavimental.
Gonfiando i profitti di Pavimental, Benetton, giustifica poi nei confronti del governo il bisogno di tariffe autostradali più elevate. Pavimental è posseduta per il 71,67% dal Gruppo Atlantia (Benetton) mentre un’altra quota significativa pari al 25.86% è oggi posseduta dal Gruppo Gavio.
- Spea- Ingegneria Europea Spa, attiva nei settori della progettazione, della direzione lavori e del monitoraggio e manutenzione programmata di opere stradali.
- EsseDiEsse Società di Servizi, che gestisce in pool i servizi amministrativi, la gestione paghe, i servizi generali e la gestione immobiliare per l'intero gruppo.
- AD Moving, che opera nella commercializzazione di spazi e servizi pubblicitari e nella gestione di eventi nelle aree di servizio.
- Port Mobility Spa, attiva nella gestione di servizi nell'ambito portuale di Civitavecchia.
- Infoblu Spa che svolge attività relative alla produzione e diffusione di servizi informativi sulle condizioni del traffico lungo la rete autostradale.

Dulcis in fundo dovrei probabilmente ricordare che la famiglia Benetton controlla anche Autogrill Spa attraverso la società SchemaTrentaquattro (a proposito, che fantasia nei nomi!!) ed è inutile ricordare che Autogrill (di Benetton) gestisce la maggior parte delle aree di servizio di Autostrade Spa (di Benetton) ma questa è un’altra storia e se avrò voglia ne parlerò….